Scienza o non scienza? Questo è il “dilemma”.

Il pensiero del nostro secolo è permeato da concezioni che chiamiamo “scientifiche”. L’aggettivo “scientifico” è diventato un criterio col quale si tenta di misurare l’esattezza di un pensiero, di una teoria, di una affermazione.
Tutti noi pensiamo in termini di categorie scientifiche, anche in campi che in realtà non hanno niente a che fare con la scienza. Siamo così diventati dei grandi “credenti nella scienza”, senza però renderci ben conto delle contraddizioni presenti in questa parola.
La scienza nel suo lavoro persegue il fine di penetrare la realtà col pensiero e di portare per mezzo di leggi un ordine nella molteplicità delle manifestazioni. Vengono quindi ideate teorie il cui scopo è quello di abbracciare nel modo migliore la realtà.”.

Questa è solo una piccola parte di un testo molto interessante, scritto da Thorwald Dethlefsen, stampato per la prima volta nel 1979 e ristampato altre volte, l’ultima nel 2001, dal titolo:
Il destino come scelta, psicologia esoterica.

Abbracciare la realtà è complesso se non si è in grado di riconoscere la realtà virtuale da quella Reale. Quest’ultima è il luogo dal quale proviene la Coscienza. La Coscienza non è misurabile, quindi essa non verrà mai considerata dalla scienza come componente fondamentale dell’Uomo, perché praticamente non materiale e quindi non misurabile.
Certo è che la scienza per ciò che riguarda il materiale ha fatto cose buone, anche la tastiera che sto toccando è stata creata dalla scienza, ma quello che sta al di là della tastiera com’è stato percepito?
Non so se mi spiego! La vista dell’individuo è solo la vista, ma prima di questa c’è stata la percezione, la sensazione che il guardare potesse aiutare. Credo che per ogni azione vi sia una sensazione principale, una scintilla interna, non visibile, non misurabile, che abbia fatto guardare verso una determinata direzione.
La scienza fa parte di questa realtà, fatta di strade, di auto, di abiti, di borsette alla moda, di lavatrici, computer e individui. La scienza misura il misurabile, ma non potrà mai ingabbiare la Coscienza (quella creatrice), per riuscire ad analizzarla, perché semplicemente non lo si può fare.
A questo punto mi chiedo: “E’ possibile comprendere le due “cose” in egual modo e allo stesso livello? La Coscienza la si può capire? E la scienza? Quale individuo è più Coscienza e meno scienza e viceversa?”
Tra i milioni di interrogativi che circolano nella mia mente, vi lascio trascrivendo un altro breve scorcio del testo sopra esposto:

“La scienza cominciò il suo lavoro studiando il mondo esterno. Il mondo visibile ci si manifesta come materia, e di conseguenza la scienza adeguò il suo metodo di lavoro alle condizioni della materia. Questo è stato certamente giusto, ma resta tale solo fintanto che si studia unicamente la materia. Anche i risultati conseguiti hanno la loro validità nel migliore dei casi solo nell’ambito della materia. E’ qui che ci imbattiamo nei due errori fondamentali che ci consentono di nutrire dei dubbi sulle pretese degli scienziati di essere gli unici rappresentanti del vero:

Il metodo di lavoro della scienza è stato consapevolmente adeguato all’esigenza di studiare la materia; questo metodo viene oggi inconsciamente utilizzato anche in campi che non hanno necessariamente a che fare con la materia.
Si deduce da quanto detto al punto 1. che noi siamo circondati soltanto da materia, che solo quella possiamo misurare e che al di fuori della materia non può esistere altro.

Questa situazione può essere modificata soltanto riconoscendo la limitatezza dei propri metodi oppure affrontando il campo non-materiale con metodi adeguati, non familiari al pensiero scientifico. Oggi i tempi sembrano maturi per compiere un passo di questo genere, dato che ovunque si alzano voci che protestano contro il predominio della scienza in tutti i campi della realtà. I motivi che giustificano questo atteggiamento possono, fra gli altri, essere questi:
La scienza, nonostante gli indubitabili successi in campo tecnico, ha reso l’umanità più felice?
La scienza può aiutare l’uomo a risolvere i suoi problemi?
Può essa dare una risposta alle sue più intime richieste, quelle che riguardano il suo “essere uomo”?
Lo sviluppo della coscienza umana ha tenuto il passo con lo sviluppo tecnico esterno?

Le risposte a queste domande sono chiare e impressionanti: non ci sono successi.”.

Caterina.

Scienza o non scienza? Questo è il “dilemma”.ultima modifica: 2009-09-10T21:00:00+00:00da cat-max
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