Il superuomo (2).

Dopo che ne Il superuomo ho abbozzato la figura del superuomo delineando chi egli sia, parlerò ora del suo modo d’agire, cioè: che cosa fa di diverso da un uomo comune?

Sempre adottando il punto di vista dell’uomo comune imperfetto, dirò che il superuomo fa alcune cose impossibili a noi e definirò questi atti come “miracoli”. Dato che egli non è “come noi”, significa che egli fa cose “che a noi non sono possibili”. Siccome le nostre certezze non si discutono, la logica conseguenza del nostro punto di vista di uomini comuni è che il superuomo fa cose impossibili.

Quindi lo scandalo di ciò che è il superuomo (che non trova una collocazione nel nostro schema uomo-Dio-universo) origina ora lo scandalo di ciò che egli fa (che non trova una collocazione nel nostro schema di conoscenze). Pur di non cambiare la nostra visione su chi sia davvero il superuomo e su chi siamo veramente noi, siamo disposti ad accettare la possibilità del “miracolo”, cioè un atto che sovverte tutte le nostre incrollabili certezze nelle leggi immutabili e inviolabili, frutto della nostra presunzione.

Ma è veramente il miracolo che trascende le leggi o piuttosto sono imperfette le nostre leggi? Cioè è possibile che definiamo come miracolo un avvenimento che non comprendiamo a causa della nostra ignoranza di leggi più “vere”. Succede un po’ come, prima dell’avvento dell’aeroplano, si tacciava di folle chi presagiva il volo umano e si gridava al miracolo quando qualche fantasioso inventore (come Leonardo da Vinci) anticipava i tempi. Già Giulio Verne doveva servirsi dell’espediente narrativo per parlare alla gente.

Ma “superuomo” e “miracolo” sono solo parole, etichette. Etichette della nostra ignoranza. La maggior parte delle persone vivono sulle parole, di parole e in mezzo a fiumi di parole, come se le parole avessero una vita propria. Addirittura le parole sono considerate tanto più importanti e autorevoli quanto più inanimato e insensato è chi le pronuncia perché esso è “un mezzo al di sopra della variabilità umana“: la televisione, il computer, il giornale. Ma questo è un altro discorso che riprenderò.

Chi non si accontenta delle parole, investiga sulla natura del presunto miracolo e scopre leggi più perfette dissipando l’ignoranza e dimostrando così che la parola “miracolo” è un’etichetta dell’ignoranza.

Eliminando l’ignoranza sulle cose del mondo, il miracolo diventa ex-miracolo e trova una sua collocazione. Ma allora eliminando l’ignoranza sulle cose dell’uomo (cioè su quanto vi è dentro di lui), anche il superuomo dovrebbe diventare ex-superuomo e trovare una sua collocazione!

Il problema vero è che si tende a delegare l’eliminazione dell’ignoranza a uno specialista, cioè a qualcuno che si presume sia meglio di noi e che lo faccia per nostro conto.

Per una serie di motivi che illustrerò in un’altra occasione, nel mondo vi è una visione duale: l’una dedicata al “mondo fisico” (rappresentata dalla laicità), l’altra al “mondo ultraterreno” (rappresentata dalla religiosità).

Sorgono quindi due figure laiche: lo scienziato, che è delegato a diradare le nubi dell’ignoranza sulle cose del mondo, e il filosofo, che si occupa delle cose dell’uomo.

Sorgono anche due figure religiose: lo sciamano/stregone e il sacerdote.

La cosa a suo modo ironica ma estremamente istruttiva per me, è che in tutti e quattro i casi si viene a creare una casta, cioè un gruppo di persone, specialisti di quanto sanno, che devono “tradurre” in qualche modo, involgarendole, le proprie scoperte e conoscenze. Lo scienziato-sciamano-filosofo-sacerdote prende allora, nella mente dell’uomo comune, il posto del mistero-divinità legato al miracolo del superuomo che essi dovevano svelare!

Da questa conclusione capiamo che non è corretto delegare l’eliminazione dell’ignoranza a qualcuno, perché comunque alla fine si devono fare i conti con l’ignoranza dell’uomo comune a cui occorre spiegare le cose non per come sono ma per come lui le può comprendere. Dirò allora una cosa apparentemente scontata:  l’ignoranza è personale; essa arretra nell’investigatore di miracoli ma solo in lui e non nel delegante, per cui tutto il lavoro va fatto sempre in prima persona.

Capiamo anche che l’investigatore di miracoli con la sua opera si è posto tra l’uomo imperfetto e il cosiddetto superuomo, per cui il superuomo è anch’egli un investigatore di miracoli, cioè un ricercatore che lavora sul campo!

Capiamo anche che non ci sono leggi perfette che possiamo conoscere, ma solo approssimazioni dipendenti dal nostro livello di coscienza del mondo e di noi stessi, livello di coscienza tanto più basso quanta più ignoranza è presente in noi.

Capiamo anche che noi uomini imperfetti siamo causa dello scandalo superuomo/miracoli, perché abbiamo un problema di bassa coscienza e lo scandalo che noi proiettiamo sul superuomo e le sue opere è in realtà il nostro scandalo di riconoscerci così limitati e ignoranti.

Per finire capiamo anche che il superuomo è l’Uomo perfetto o comunque molto evoluto e in via di perfezionamento, che ogni persona può esserlo se vuole, e che non ci sono cose che egli non possa fare.

 

Massimo

Il superuomo (2).ultima modifica: 2009-11-20T20:03:00+00:00da cat-max
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