Cos’è il Tempo

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Tre coordinate [di spazio: lunghezza, larghezza, altezza] non sono sufficienti per la descrizione dell’universo, poiché un tale universo non conterrebbe il moto, o, mettendola in modo diverso, ogni moto osservabile distruggerebbe immediatamente l’universo.

La quarta coordinata prende in considerazione il tempo. Lo spazio non viene più considerato separatamente. Lo spazio-tempo quadridimensionale permette il movimento.

Tuttavia il moto di per se stesso è un fenomeno molto complesso. Al primo approccio con il moto incontriamo un fatto interessante. Il moto contiene in se stesso tre dimensioni chiaramente espresse: la durata, la velocità e la direzione. Ma questa direzione non si trova nello spazio euclideo, come riteneva la vecchia fisica; è una direzione che va da prima a dopo, che per noi non cambia e non scompare mai.

Il tempo è la misura del movimento. Se noi rappresentiamo il tempo con una linea, allora l’unica linea che soddisfarà tutte le richieste del tempo sarà una spirale. Una spirale è una «linea tridimensionale», per così dire cioè una linea che richiede tre coordinate per la sua costruzione e designazione.

La tridimensionalità del tempo è completamente analoga alla tridimensionalità dello spazio. Noi non misuriamo lo spazio per cubi, lo misuriamo linearmente in diverse direzioni, e facciamo esattamente lo stesso con il tempo anche se nel tempo possiamo misurare solo due coordinate su tre, ossia la durata e la velocità; la direzione del tempo per noi non è una quantità ma una condizione assoluta. Un’altra differenza è che rispetto allo spazio ci rendiamo conto di avere a che fare con un continuum tridimensionale, mentre non ce ne rendiamo conto rispetto al tempo. Tuttavia, come s’è già detto, se tentiamo di unire le tre coordinate del tempo in una totalità, otterremo una spirale.

Questo spiega subito perché la «quarta coordinata» è insufficiente per descrivere il tempo. Sebbene si ammetta che si tratta di una linea curva, la sua curvatura rimane indefinita. Solo tre coordinate, o la «linea tridimensionale», cioè la spirale, ci danno una descrizione adeguata del tempo.

La tridimensionalità del tempo spiega molti fenomeni che sono rimasti finora incomprensibili, e rende inutile la maggior parte delle elaborate ipotesi e supposizioni che sono state indispensabili nei tentativi di comprimere l’universo nei confini di un continuum tridimensionale o anche quadridimensionale.

Ciò spiega anche il fallimento del relativismo nel dare una forma comprensibile alle spiegazioni: l’eccessiva complessità in ogni costruzione è sempre il risultato di qualcosa che è stato omesso o considerato in maniera sbagliata dall’inizio. La causa della complessità in questo caso risiede nella summenzionata impossibilità di comprimere l’universo nei confini di un continuum tridimensionale o quadridimensionale. Se cerchiamo di considerare bidimensionale lo spazio tridimensionale e di spiegare tutti i fenomeni fisici come avvenimenti sulla superficie, si richiederebbero diversi altri «principi di relatività».

Le tre dimensioni di tempo possono venir considerate come la continuazione delle dimensioni dello spazio, cioè la «quarta», la «quinta» e la «sesta» dimensione dello spazio. Uno spazio «esadimensionale» è indubbiamente un «continuum euclideo», ma di proprietà e forme a noi totalmente incomprensibili. La forma esadimensionale di un corpo è inconcepibile per noi, e se fossimo capaci di apprenderla con i nostri sensi dovremmo senza dubbio vederla e sentirla come se fosse tridimensionale. La tridimensionalità è una funzione dei nostri sensi. Il tempo è il confine dei nostri sensi. Lo spazio esadimensionale è la realtà, il mondo come realmente è. Questa realtà noi la percepiamo soltanto attraverso la fessura dei nostri sensi, del tatto e della vista, e la definiamo tridimensionale attribuendole proprietà euclidee. Ogni corpo esadimensionale diventa per noi un corpo tridimensionale esistente nel tempo, e le proprietà della quinta e della sesta dimensione rimangono per noi impercettibili.

Sei dimensioni costituiscono un «periodo», oltre il quale non vi può essere nulla se non la ripetizione dello stesso periodo su scala diversa. Il periodo delle dimensioni è limitato ad un’estremità dal punto e all’altra dall’infinità dello spazio moltiplicata per l’infinità del tempo, che nell’antico simbolismo veniva rappresentata con due triangoli che si intersecano, ovvero da una stella a sei punte.

 

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Proprio come nello spazio una dimensione (una linea), o due dimensioni (una superficie) non possono esistere di per se stesse e quando vengono prese separatamente non sono nient’altro che figure immaginarie, mentre il solido esiste nella realtà, così anche nel tempo esiste nella realtà soltanto il solido del tempo tridimensionale.

Nonostante il fatto che il conteggio delle dimensioni in geometria cominci con la linea, in realtà, nel vero senso fisico, soltanto il punto materiale e il solido sono oggetti che esistono. Linee e superfici sono semplicemente caratteristiche e proprietà di un solido. Esse possono venir considerate anche in un altro modo: una linea come il percorso del moto di un punto nello spazio, e una superficie come il percorso del moto di una linea lungo la direzione perpendicolare ad essa (o la sua rotazione).

La stessa cosa può essere applicata al solido del tempo. In esso solo il punto (l’attimo) e il solido sono reali. L’attimo può cambiare, cioè può contrarsi e sparire o espandersi e diventare un solido. Anche il solido può contrarsi e divenire un punto, o può espandersi e diventare un’infinità.

Il numero di dimensioni non può essere infinito né molto grande; non può essere più di sei. La ragione di questo risiede nella proprietà della sesta dimensione che include in se stessa Tutte le Possibilità della scala data.

Per capire questo è necessario esaminare il contenuto delle tre dimensioni del tempo nel loro senso «spaziale», cioè come la quarta, la quinta e la sesta dimensione dello spazio.

Se noi prendiamo un corpo tridimensionale come un punto, la linea dell’esistenza o moto di questo punto sarà la linea della quarta dimensione.

Prendiamo la linea del tempo come la concepiamo di solito.

 

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La linea determinata dai tre punti «prima», «ora», «dopo», è la linea della quarta dimensione.

Immaginiamo diverse linee perpendicolari a questa linea, prima-ora-dopo.

Tali linee, ognuna delle quali designa l’ora per ogni momento dato, esprimeranno l’esistenza perpetua dei momenti passati e possibilmente di quelli futuri.

Ognuna di queste linee perpendicolari è l’ora perpetuo per un certo momento, e ogni momento ha una simile linea di perpetui ora.

Questa è la quinta dimensione.

La quinta dimensione forma una superficie in relazione con la linea del Tempo.

Ogni cosa che conosciamo, ogni cosa che riconosciamo come esistente, si trova sulla linea della quarta dimensione; la linea della quarta dimensione e il «tempo storico» o la nostra sezione di esistenza.

Questo è il solo « tempo » che conosciamo, il solo tempo che sentiamo, il solo tempo che riconosciamo. Tuttavia anche se non ne siamo consapevoli, entrano continuamente nella nostra coscienza sensazioni dell’esistenza di altri «tempi», sia paralleli sia perpendicolari. Questi «tempi» paralleli sono assolutamente analoghi al nostro tempo e consistono di prima-ora-dopo, laddove i tempi perpendicolari consistono solo di ora, e sono come dei fili intrecciati, la trama in un tessuto, nella loro relazione con le linee parallele del tempo che in questo caso rappresenta il ricamo.

 

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Tuttavia ogni momento di «ora» sulla linea del tempo, cioè, su una delle linee parallele, contiene non una, ma un certo numero di possibilità, a volte grande a volte piccolo. Il numero di possibilità contenute in ogni momento deve necessariamente essere limitato, poiché se il numero di possibilità non fosse limitato, non ci sarebbero impossibilità. Perciò ogni momento di tempo all’interno di certe condizioni limitate di essere o di esistenza fisica, contiene un numero definito di possibilità e un numero infinito di impossibilità. Ma le impossibilità possono essere anche di differenti tipi. Se, camminando attraverso un familiare campo di segale, improvvisamente vedessi un grande albero di betulla che non si trovava lì il giorno prima, si tratterebbe di un fenomeno impossibile (precisamente il «miracolo materiale» che non è ammesso dal principio di Aristotele). Ma se, camminando attraverso un campo di segale, vedessi nel mezzo di esso una palma di cocco, questo sarebbe un fenomeno impossibile di tipo diverso, sempre un «miracolo materiale», ma di un ordine molto più alto o molto più difficile. Questa differenza tra impossibilità di vari tipi dovrebbe essere tenuta a mente.

Sul tavolo di fronte a me vi sono molte cose diverse. Posso trattare con queste cose in modi diversi. Ma non posso, per esempio, prendere dal tavolo qualcosa che non si trovi lì. Non posso prendere dal tavolo un’arancia che non vi si trova, cosi come non posso prendere dallo stesso tavolo la Piramide di Cheope o la Cattedrale di S. Isacco. Sembra come se non ci fosse in realtà alcuna differenza tra un’arancia e una piramide, eppure vi è una differenza.

Un’arancia potrebbe trovarsi sul tavolo, mentre una piramide non potrebbe. Per quanto tutto questo sia elementare, mostra che vi sono differenti gradi di impossibilità.

Tuttavia al momento presente ci interessano soltanto le possibilità. Come ho già detto, ogni momento contiene un numero definito di possibilità. Io posso attualizzare una delle possibilità esistenti, cioè posso fare qualcosa. Posso anche non fare nulla. Ma qualsiasi cosa io faccia, cioè qualunque possibilità contenuta nel momento dato venga attualizzata, l’attualizzazione di tale possibilità determinerà il momento successivo di tempo, l’ora successivo. Questo secondo momento di tempo conterrà di nuovo un certo numero di possibilità, e l’attualizzazione di una di queste possibilità determinerà il momento successivo di tempo, l’ora successivo, e così via.

Perciò la linea della direzione del tempo può essere definita come la linea dell’attualizzazione di una possibilità tra le altre numerose possibilità contenute nel punto precedente.

La linea di questa attualizzazione sarà la linea della quarta dimensione, la linea del tempo. Noi la visualizziamo come una linea retta, ma sarebbe più corretto pensare ad essa come una linea a zigzag.

L’esistenza perpetua di questa attualizzazione, la linea perpendicolare alla linea del tempo, sarà la linea della quinta dimensione, o la linea dell’eternità.

Per la mente moderna l’eternità è un concetto indefinito. Nel linguaggio colloquiale ordinario l’eternità viene considerata un’estensione di tempo senza limiti. Ma il pensiero religioso e filosofico ha inserito nel concetto di eternità delle idee che la distinguono dalla mera estensione infinita omogenea rispetto all’estensione finita. Questo si vede molto chiaramente nella filosofia indiana con la sua idea dell’Eterno Ora come stato del Brahma.

In effetti, il concetto di eternità in relazione al tempo è lo stesso che il concetto di una superficie in relazione ad una linea. Una superficie è una quantità incommensurabile con una linea. L’infinità per una linea non deve necessariamente essere una linea senza fine; può essere una superficie, che è un numero infinito di linee finite.

L’eternità può essere un numero infinito di «tempi» finiti.

E’ difficile per noi pensare al «tempo» al plurale. Il nostro pensiero è troppo abituato all’idea di un unico tempo, e anche se in teoria l’idea della pluralità di «tempi» è già accettata dalla nuova fisica, in pratica noi pensiamo al tempo come l’unico e lo stesso sempre e dovunque.

Quale sarà la sesta dimensione?

La sesta dimensione sarà la linea dell’attualizzazione di altre possibilità che erano contenute nel momento precedente ma non erano state attualizzate nel «tempo». In ogni momento e ad ogni punto del mondo tridimensionale vi è un certo numero di possibilità; nel «tempo», cioè nella quarta dimensione una possibilità viene attualizzata ogni momento, e queste possibilità attualizzate vengono disposte in ordine, l’una accanto all’altra, nella quinta dimensione. La linea del tempo, ripetuta infinitamente nell’eternità, lascia ad ogni punto possibilità non attualizzate. Ma queste possibilità, che non si sono attualizzate in un tempo, si attualizzano nella sesta dimensione, che è un aggregato di «tutti i tempi». Le linee della quinta dimensione, che corrono perpendicolari alla linea del «tempo», formano come una superficie. Le linee della sesta dimensione, che cominciano da ogni punto di «tempo» in tutte le direzioni possibili, formano il continuum di tempo solido o tridimensionale, di cui conosciamo soltanto una dimensione. Noi siamo esseri unidimensionali in relazione al tempo. Per questo non vediamo il tempo parallelo o i tempi paralleli; per la stessa ragione non vediamo gli angoli e le curve del tempo, ma vediamo il tempo come una linea retta.

Fino ad ora abbiamo considerato tutte le linee della quarta, della quinta e della sesta dimensione come linee rette, come coordinate. Ma dobbiamo ricordare che queste linee rette non possono essere considerate come realmente esistenti. Esse sono semplicemente un sistema immaginario di coordinate per determinare la spirale.

Parlando in generale, è impossibile stabilire e provare la reale esistenza di linee rette oltre una certa scala definita e al di fuori di certe condizioni determinate. E anche queste «linee rette condizionali» cessano di essere rette se le immaginiamo su un corpo ruotante che possieda, inoltre, un’intera serie di altri movimenti. Questo è piuttosto chiaro per quanto riguarda le linee di spazio: le linee rette non sono null’altro che coordinate immaginarie che servono a misurare la lunghezza, la larghezza e la profondità delle spirali. Tuttavia le linee di tempo sono geometricamente niente affatto diverse dalle linee di spazio. L’unica differenza sta nel fatto che nello spazio noi conosciamo tre dimensioni e siamo capaci di stabilire il carattere di spirale di tutti i movimenti cosmici, cioè dei movimenti che noi prendiamo in esame su una scala sufficientemente ampia.

Non osiamo però fare questo per quanto riguarda il tempo. Noi cerchiamo di disporre l’intero spazio del tempo sull’unica linea del grande tempo che è generale per ognuno e per ogni cosa. Ma questa è un’illusione; il tempo generale non esiste, ed ogni corpo esistente separatamente, ogni «sistema» esistente separatamente (oppure ciò che viene accettato come tale), ha il proprio tempo.

Questo viene riconosciuto dalla nuova fisica. Tuttavia essa non spiega cosa ciò significhi e cosa significhi esistenza separata.

Il tempo separato è sempre un circolo completo. Noi possiamo pensare al tempo come una linea retta soltanto sulla grande linea retta del grande tempo.

Se il grande tempo non esiste, ogni tempo separato può essere soltanto un cerchio, cioè una curva chiusa. Ma un circolo o qualsiasi curva chiusa richiedono due coordinate per la loro definizione. Il cerchio (la circonferenza) è una figura bidimensionale. Se la seconda dimensione del tempo è l’eternità, questo significa che l’eternità entra in ogni cerchio di tempo e in ogni momento del cerchio di tempo. L’eternità è la curvatura del tempo. L’eternità è anche movimento, un movimento eterno. E se noi immaginiamo il tempo come un cerchio o come ogni altra curva chiusa, eternità significherà movimento eterno lungo questa curva, ripetizione eterna, ricorrenza eterna.

La quinta dimensione è movimento nel cerchio, ripetizione, ricorrenza. La sesta dimensione è l’uscita dal cerchio. Se noi immaginiamo che un’estremità della curva si sollevi dalla superficie, visualizziamo la terza dimensione del tempo — la sesta dimensione di spazio. La linea del tempo diventa una spirale. Ma la spirale, di cui ho parlato prima, è solo un’approssimazione molto debole alla spirale del tempo, soltanto la sua possibile rappresentazione geometrica. La vera spirale del tempo non è analoga ad alcuna delle linee che conosciamo, poiché si ramifica ad ogni punto. E come vi possono essere molte possibilità in ogni momento, così vi possono essere molte ramificazioni ad ogni punto. La nostra mente rifiuta non soltanto di visualizzare, ma persino di pensare alla figura risultante in linee curve, e noi perderemmo la direzione del nostro pensiero in questa impasse se le linee rette non ci venissero in aiuto.

In questo caso possiamo capire il significato e lo scopo delle linee rette del sistema di coordinate. Le linee rette non sono un’ingenuità di Euclide, come la geometria non-euclidea e la «nuova fisica» ad essa collegata vorrebbero far sembrare. Le linee rette sono una concessione alla debolezza del nostro apparato intellettuale, una concessione grazie alla quale siamo in grado di pensare alla realtà in forme approssimate.

Una figura di tempo tridimensionale ci apparirà nella forma di una complicata struttura consistente di raggi divergenti da ogni istante di tempo, ognuno che porta al suo interno il suo proprio tempo ed emette nuovi raggi ad ogni punto. Presi insieme questi raggi formeranno il continuum tridimensionale del tempo.

Noi viviamo, pensiamo ed esistiamo su una di queste linee di tempo. Ma la seconda e la terza dimensione di tempo, cioè la superficie su cui giace questa linea e il solido che include tale superficie, entrano in ogni momento nella nostra vita e nella nostra coscienza, e influenzano il nostro «tempo». Quando cominciamo a sentire le tre dimensioni del tempo le chiamiamo direzione, durata e velocità. Tuttavia se desideriamo capire anche approssimativamente la vera interrelazione tra le cose, dobbiamo tenere in mente il fatto che la direzione, la durata e la velocità non sono dimensioni reali, ma semplicemente dei riflessi delle dimensioni reali nella nostra coscienza.

Pensando al solido temporale formato dalle linee di tutte le possibilità incluse in ogni momento, dobbiamo ricordare che al di là di queste non può esservi nulla.

Questo è il punto in cui possiamo comprendere la limitatezza dell’universo infinito.

Come è stato detto in precedenza, le tre dimensioni dello spazio più la dimensione zero e più le tre dimensioni del tempo formano il periodo delle dimensioni. È necessario capire le proprietà di questo periodo. Esso include sia lo spazio sia il tempo. Il periodo delle dimensioni può essere considerato come spazio-tempo, cioè lo spazio delle sei dimensioni o lo spazio dell’attualizzazione di tutte le possibilità. Al di fuori di questo spazio possiamo pensare soltanto a ripetizioni del periodo delle dimensioni o sulla scala di zero o sulla scala di infinito. Questi sono però spazi diversi, che non hanno nulla in comune con lo spazio di sei dimensioni e possono esistere o meno, senza che ciò modifichi alcunché nello spazio di sei dimensioni.

Il conteggio delle dimensioni in geometria comincia con la linea, la prima dimensione, e in un certo senso questo è corretto. Tuttavia sia lo spazio sia il tempo hanno ancora un’altra dimensione, la dimensione zero — il punto o l’istante. E bisogna comprendere che ogni solido spaziale, fino alla sfera infinita della vecchia fisica, corrisponde in termini temporali a un punto o ad un istante.

La dimensione zero, la prima, la seconda, la terza, la quarta, la quinta e la sesta dimensione formano il periodo delle dimensioni. Ma una «figura» della dimensione zero, un punto, è un solido di un’altra scala. Una figura della prima dimensione, una linea, corrisponde all’infinito in relazione ad un punto. Per se stessa la linea è un solido, ma un solido di una scala diversa da quella di un punto. Per una superficie, cioè per una figura bidimensionale, la linea è un punto. Una superficie è tridimensionale per se stessa, laddove invece per un solido essa diviene un punto, e così via. Una linea e una superficie rappresentano per noi soltanto dei concetti geometrici, ed è incomprensibile ad un primo sguardo come possano essere per se stesse dei corpi tridimensionali. Ciò diviene però più comprensibile se cominciamo con il solido che rappresenta un corpo fisico realmente esistente. Noi sappiamo che un corpo è tridimensionale per se stesso e per gli altri corpi tridimensionali di una scala vicina alla sua. Esso rappresenta altresì l’infinito per una superficie, che è zero in relazione ad esso, perché nessun numero di superfici formerà mai un solido. E il solido è anch’esso un punto, uno zero, una figura della dimensione zero per la quarta dimensione, in primo luogo perché, per quanto grande possa essere, un solido è un punto, cioè un istante per il tempo, e, in secondo luogo, perché nessun numero di solidi formerà mai il tempo. L’intero spazio tridimensionale non è altro che un istante nel tempo. Si dovrebbe comprendere che «linee» e «superfici» sono solo nomi che diamo alle dimensioni che per noi stanno tra il punto e il solido. Essi non hanno alcuna esistenza reale per noi. D nostro universo consiste soltanto di punti e solidi. Un punto ha dimensione zero, un solido è tridimensionale. Su un’altra scala un solido deve essere preso come un punto del tempo, e su ancora un’altra scala nuovamente come un solido, ma quale solido a tre dimensioni di tempo.

In un universo così semplificato non vi sarebbero né tempo né movimento.

Il tempo e il movimento vengono creati precisamente da questi solidi percepiti in maniera incompleta, cioè dalle linee di spazio e tempo e dalle superfici di spazio e tempo. E il periodo delle dimensioni dell’universo reale consiste di sette potenze di solidi (una potenza è naturalmente soltanto un nome in questo caso).

1) Un punto — il solido nascosto;

2) Una linea — il solido alla seconda potenza;

3) Una superficie — il solido alla terza potenza;

4) Un corpo o un solido — il solido alla quarta potenza;

5) Un tempo ovvero l’esistenza di un corpo o di un solido nel tempo — il solido alla quinta potenza;

6) L’eternità o l’esistenza del tempo;

7) Quel qualcosa per cui non abbiamo un nome, la «stella a sei punte», ovvero l’esistenza dell’eternità — il solido alla settima potenza.

Inoltre si dovrebbe osservare che le dimensioni sono mobili, ossia ogni tre dimensioni consecutive formano o il «tempo» o lo «spazio», e il «periodo» può muoversi su e giù quando viene aggiunto un grado da sopra e uno viene invece tolto da sotto, o quando un grado viene aggiunto da sotto e un altro viene tolto da sopra. Pertanto, se una dimensione da «sotto» viene aggiunta alle sei dimensioni che possediamo, allora una dimensione da «sopra» deve scomparire. La difficoltà di comprendere quest’universo eternamente cangiante, che si contrae e si espande a seconda della dimensione dell’osservatore e della velocità della sua percezione, è controbilanciata dalla costanza delle leggi e delle posizioni relative in queste condizioni che si modificano.

La «settima dimensione» è impossibile, perché sarebbe una linea che non conduce da nessuna parte, che corre in una direzione inesistente.

La linea delle impossibilità è la linea della settima, dell’ottava e delle altre dimensioni inesistenti, una linea che non conduce da nessuna parte e non proviene da nessuna parte. Per quanto strano possa essere l’universo che immaginiamo, non possiamo mai ammettere la reale esistenza di un sistema solare in cui la luna sia fatta di formaggio verde (1). Allo stesso modo, per quanto strane siano le manipolazioni scientifiche che possiamo escogitare, non possiamo immaginare che il prof. Einstein erigerebbe realmente un palo sulla Potsdamer Platz per misurare la distanza tra la terra e le nuvole, come egli minaccia di fare nel suo libro.

Si potrebbero trovare molti esempi del genere. Tutta la nostra vita consiste in realtà di fenomeni della «settima dimensione», cioè di fenomeni di possibilità fittizia e di valore fittizio. Noi viviamo nella settima dimensione e non possiamo fuggire da essa. E il nostro modello dell’universo non potrà mai essere completo se prima non ci rendiamo conto del posto che occupiamo in esso attraverso la «settima dimensione». Però è molto difficile rendersi conto di questo. Noi non ci avviciniamo neppure a capire quante cose inesistenti svolgano un ruolo nella nostra vita, governino il nostro destino e le nostre azioni. Tuttavia di nuovo, come s’è detto in precedenza, persino l’inesistente e l’impossibile possono essere di gradi diversi — e perciò è perfettamente giustificabile parlare non della settima dimensione, ma in generale delle dimensioni immaginarie, il cui numero è altrettanto immaginario.

 

[Piotr Demianovich Ouspensky Un nuovo modello dell’universo, Edizioni Mediterranee, Roma, pagg.378-386]

 

(1) Dissento parzialmente: l’impossibilità di qualcosa è in relazione allo stato di coscienza (cioè di consapevolezza) dell’osservatore che, secondo la quantistica, è anche creatore. Una cosa che per qualcuno è davvero impossibile, per un altro può essere fattibile.

 

Massimo

 

 

Cos’è il Tempoultima modifica: 2009-12-10T23:22:00+00:00da cat-max
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