Coscienza e Conoscenza.

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IL CERVELLO UMANO COME SUPERCONDUTTORE

[…] Ciò che sembra fondamentale è la conoscenza dell’Universo, che si esplica non più attraverso le formule fisiche, bensì per mezzo di una sorta di Coscienza di Sé.

Avere coscienza di un fenomeno permetterebbe di vederlo con i propri occhi proprio come la nostra Coscienza ci dice. Possiamo avere l’impressione che un elettrone sia una particella se lo cerchiamo come tale perché siamo convinti che sia una particella, ma se lo vediamo e lo sentiamo come onda, come onda ci apparirà.

Allora potremmo anche affermare di poter vedere un elettrone come una farfalla: basterebbe essere convinti che di farfalla si tratta, progettare un esperimento che ne metta in risalto le opportune caratteristiche e state tranquilli che l’elettrone assumerebbe le caratteristiche desiderate.

Fare questa affermazione, però, implica anche dichiarare che non è tanto l’elettrone a presentarsi in modo diverso, quanto piuttosto la nostra consapevolezza dell’elettrone che ci permette di evidenziarne solo alcuni aspetti per volta. Andando oltre, si potrebbe affermare che la nostra mente è in grado di relazionarsi all’Universo modificandone alcuni parametri, in modo da “costruire” l’aspetto esterno di ciò che vogliamo osservare e descrivere.

Saremmo noi, dunque, i parziali costruttori della nostra realtà quotidiana.

Una realtà precostituita esisterebbe comunque e seguirebbe sempre un cammino energetico di minor costo (una piegatura dello spazio-tempo di Rosen-Einstein minima, secondo la fisica relativistica), ma noi potremmo interagire con questa realtà a minor energia modificandola a nostro piacimento, sempre che siamo in grado di intervenire sui parametri fisici che la caratterizzano.

Si presenterebbe, così, una spiegazione per alcuni aspetti della realtà legati a quelle forze, erroneamente classificate come paranormali, che invece sono solamente correlate con i famosi parametri nascosti della fisica quantistica.

Alzare un libro senza toccarlo, piegare un cucchiaio senza apparente interazione, avere forme di precognizione, sarebbero manifestazioni dell’alterazione dei parametri a bassa energia dell’Universo che ci circonda.

Per fare questo il cervello dovrebbe essere in grado di interagire con i parametri fisici che descrivono localmente l’Universo(1); dovrebbe, cioè, essere una specie di sensore (e questo è già stato dimostrato – nda) in grado di agire come superconduttore biologico a temperatura ambiente.

 

DATEMI DUE PUNTI E SOLLEVERÒ L’UNIVERSO

Torniamo ora ai due punti dello spazio-tempo che si urtano: l’urto è prevedibile in una certa misura solo se l’osservatore non interviene. Se l’osservatore interviene, può farlo in modo “debole”, attraverso la semplice osservazione del fenomeno stesso, od in modo “forte”, se è in grado di alterare i parametri termodinamicamente minimizzati dell’Universo.

Intervenendo in modo debole ne altera solo lievemente, ed inconsciamente, i parametri, dando origine al principio di indeterminazione di Heisenberg ed a tutto ciò che viene descritto in termini di probabilità che i due punti si incontrino; cercare di variare pesantemente le caratteristiche di minima energia dell’Universo vuol dire, invece, imporre la propria volontà sul fatto che l’accadimento avvenga realmente o no.

Dunque in questo contesto esercitare il libero arbitrio sarebbe fisicamente possibile.

Due punti che stanno per incontrarsi rappresentano, per la fisica quantistica, due autostati caratterizzati da due autovalori precisi. Questi due autovalori hanno componenti energetiche, spaziali e temporali in un Universo in cui queste grandezze appaiono totalmente quantizzabili. Una volta che i due punti si sono uniti in un solo luogo, è evidente che essi, in quel luogo ed in quell’istante, devono aver acquisito gli stessi autovalori.

Non esisterebbe più la differenziazione fra i due punti, poiché essi sarebbero caratterizzati da identici autostati. I due punti, un istante prima degeneri (si dicono degeneri due funzioni d’onda identiche, ma di valori di energia potenziale differenti), sarebbero, un istante dopo l’urto, la stessa cosa. Dopo l’urto non esiste più traccia del fatto che prima esistevano due punti che stavano per incontrarsi. L’evento avrebbe “divorato” l’intera sua storia

modificando tutti i parametri legati a tempi e luoghi.

In altre parole prima dell’evento la realtà che esisteva era un’altra e modificare gli eventi vuol dire modificare la realtà oggettiva.

Mentre chi ha assistito all’evento dall’esterno si “ricorda” che prima esistevano due punti e poi uno dei due è scomparso, per i due punti non esiste memoria di quello che erano prima: dunque la realtà oggettiva dipende dal punto d’osservazione, ma non, come dice Einstein, a causa di fenomeni relativistici, bensì per Coscienza differente del fenomeno.

L’esperienza potrebbe essere realizzata con due bosoni (particelle subatomiche caratterizzate da valori di spin non dispari), che rappresenterebbero i due punti dell’esperimento.

 

LA COSCIENZA SENTE LA REALTÀ IN MODO DIFFERENTE A SECONDA DEL SUO GRADO DI CONSAPEVOLEZZA

Secondo alcuni sarebbe il nostro cervello l’organo capace di interagire con la realtà, vivendola diversamente sia a causa del diverso livello di Coscienza che ciascuno ha, sia anche alterandone i vari parametri.

La tecnica da utilizzare sarebbe quella descritta dal maestro Yogi Maharishi Mahesh ed indicata con la sigla MT (Meditazione Trascendentale). Maharishi, laureato in fisica, ha proposto per primo l’intervento della Coscienza quale parametro aggiuntivo e necessario alla teoria dell’unificazione delle forze che da anni i fisici vanno cercando.

A dire il vero, a tale proposito molti risultati ripetibili e misurabili sono stati ottenuti dalla scuola di Maharishi. Il cosiddetto “effetto Maharishi” è costituito da un insieme di persone che, in meditazione trascendentale, dirigono il loro pensiero in una particolare direzione.

Le misure, di natura prevalentemente statistica, effettuate dopo le meditazioni sembrerebbero mostrare modificazioni sensibili di alcuni parametri della realtà oggettiva.

Secondo questo studioso il cervello umano sarebbe in grado di contrapporsi a campi elettromagnetici (e secondo me anche gravitazionali – nda), annullandone alcuni nefasti effetti ed aiutando l’essere umano a vivere in armonia con il Cosmo.

Una conferma scientifica a favore di questa concezione è stata ottenuta in alcuni recenti esperimenti in cui si è verificata un’influenza della consapevolezza umana su dispositivi fisici (Esperimenti condotti dalla PEAR, Princeton Engineering Anomalies Research, Scientific Studies of Consciousness-Related Physical Phenomena).

Non bisogna pensare, quindi, che l’uomo sia in grado di costruirsi un Universo tutto suo, come vuole lui, ma che, secondo quest’approccio, sia in grado di modificare più o meno localmente l’Universo in cui è, in proporzione alla quantità di effetto Maharishi che è in grado di produrre con il suo solo cervello o mettendo assieme tanti e tanti cervelli.

L’effetto Maharishi, infatti, sembra funzione del quadrato del numero delle menti che partecipano alla MT (Meditazione Trascendentale).

 

IL SUPERSPIN NELLA SUA VERSIONE GENERALE

Alcuni anni fa mi sono dedicato alla formulazione di un’ipotesi di lavoro che costruisse, su nuovi parametri, una nuova fisica. Nasceva così l’Ipotesi di SuperSpin (SSH)(2). In tale Ipotesi, la cui prima strutturazione ristretta fu frutto della collaborazione con l’ingegner Alfredo Magenta e fu successivamente revisionata dall’ingegner Luciano Pederzoli, si sosteneva che l’Universo poteva essere descritto da tre descrittori ortogonali tra loro, che erano lo Spazio, il Tempo e l’Energia potenziale. In questo ambiente un qualsiasi punto dell’Universo poteva essere descritto da un operatore matematico denominato rotazione.

In quel sistema triassico ogni asse principale era suddiviso in tre assi secondari, a loro volta ortogonali tra loro, che identificavano tre direzioni (tre versori rotazionali – nda): così facendo si ottenevano tre dimensioni spaziali, ma anche tre temporali e tre energetiche. In questo Universo si definiva un punto caratterizzandolo con un solo operatore matematico, l’operatore rotazione.

L’operatore rotazione, proprio come gli operatori somma, sottrazione, moltiplicazione e divisione, permetteva di definire un qualsiasi punto dell’Universo stesso sotto forma di campo magnetico, elettrico e gravitazionale, unificando così le forze e le fisiche attuali.

In parole semplici si diceva che qualsiasi punto dell’insieme di punti che costituiscono il campo universale era caratterizzato da una rotazione, con un proprio vettore ed un versore (il vettore è la lunghezza della freccia che in fisica rappresenta la grandezza dell’effetto vettoriale, mentre il versore rappresenta la direzione in cui la freccia è puntata -nda). Se un punto ruotava sull’asse dell’Energia si manifestava come massa apparente, se ruotava lungo l’asse dello Spazio si manifestava come campo elettrico apparente e se, infine, ruotava lungo l’asse del Tempo, si manifestava come campo magnetico apparente (virtuale, avrei in seguito detto – nda).

La conservazione dello spin ed alcune leggi di geometria regolavano il tutto. Infine se un punto nell’Universo non ruotava, esisteva ugualmente, ma non era visibile: era, cioè, trasparente come se non esistesse.

La legge che regolava il SuperSpin era, dunque, la seguente: se un operatore matematico agisce su qualcosa (i fisici quantistici avrebbero detto: su di una funzione d’onda – nda) allora quel punto dell’Universo è visibile (e si presenta sotto forma di campi elettrici, magnetici o gravitazionali – nda.), ma se il punto nell’Universo non ruota, resta invisibile.

Si ipotizzavano, in quella sede, alcune equazioni che descrivevano l’Universo in tutti i particolari.

L’ipotesi, in alcuni casi, aveva suscitato l’interesse dei fisici ed in altri era stata considerata frutto della più totale pazzia!

I primi risultati, non tali da scoraggiare e dovuti soprattutto a problemi di linguaggio e ad incomprensioni dettati, per forza di cose, dall’ignoranza di chi conosce la fisica ma non conosce i propri limiti, hanno fatto sì che l’ipotesi fosse parcheggiata in alcuni siti Internet in attesa di futuri miglioramenti.

Durante questo periodo mi ero interessato sempre più attivamente al problema addotti, cioè a quelle persone che sostengono di essere state rapite (addotte) da alieni.

L’impiego di tecniche di Programmazione Neuro Linguistica e di ipnosi regressiva mi aveva permesso di valutare positivamente il fenomeno abduction, il quale, in circa diciassette anni di studi, si era rivelato, ai miei occhi, del tutto reale!

Nel praticare le ipnosi su di un parco di oltre duecento addotti, avevo potuto notare come, in alcuni di essi, si manifestasse un processo di “Scollamento di Essenza”.

L’addotto non solo talvolta acquisiva differenti personalità, sia terrestri che aliene, ma poteva anche mostrare coscienza di “Esseri” decisamente differenti.

In particolare, queste “Essenze” non avevano familiarità con la dimensione temporale, si definivano “Matrici di punti di luce” o dicevano di “vivere tra un tempo e l’altro”.

Quantisticamente tutto ciò aveva un senso.

Queste “Essenze” si autodefinivano “Anime”!

La descrizione che queste “Essenze” facevano degli esseri umani erano sempre le stesse e, continuando la sperimentazione per parecchio tempo, arrivai alla conclusione che l’essere umano era composto da quattro componenti fondamentali: il Corpo, la Mente, l’Anima e lo Spirito.

Ero inoltre capace di isolare le singole componenti di un addotto in ipnosi e di interrogare la singola componente. Non solo, ero anche in grado di mettere in stato ipnotico solamente quella componente, degenerandola dal contesto complessivo.

Mi rendevo conto di essere di fronte ad una grande scoperta.

Avevo scoperto la vera natura umana? Forse sì!

Essendo questa una ricerca pluridisciplinare, mi rivolsi alla storia ed alle antiche leggende.

Non solo: rivolsi anche la mia attenzione a quelli che oggi sono identificati come aspetti esoterici del nostro Universo.

La fisica classica sarebbe subito inorridita per il semplice fatto che prendevo in considerazione ciò che dichiaravano gli antichi Sumeri, gli Egizi, gli Indiani d’America od i Celti. Essi affermavano che l’essere umano era composto da quattro cose:

Il Corpo, dagli Egizi chiamato Kha.

La Mente, dagli Egizi detta Ka.

Lo Spirito, dagli Egizi definito Akh.

L’Anima, dagli Egizi identificata come Ba.

A prescindere dalle informazioni sul problema abduction, ero in grado di costruire una nuova ipotesi di struttura dell’Universo, un’ipotesi che, stranamente, era quella che derivava dall’idea di Maharishi, ma, per far tornare i conti, al SuperSpin andava aggiunto un asse, appunto quello della Coscienza!

Tale asse si disponeva tra gli altri tre assi già esistenti, in modo da costruire un vero e proprio tetraedro, al centro del quale era l’origine dell’UNIVERSO e da dove si dipartivano gli assi di Spazio, Tempo, Energia e Coscienza.

In effetti, l’asse della Coscienza era stato previsto dal SuperSpin ristretto, in quanto in quella sede si diceva che l’Essere Primordiale (Dio? – nda) era sempre esistito, ma, non ruotando, era in uno stato di non Coscienza di Sé.

Improvvisamente aveva cominciato a ruotare su se stesso (ecco il SuperSpin che comincia a funzionare – nda) ed aveva capito di Essere, cioè aveva preso Coscienza di Sé, ma non aveva ancora Conoscenza di Sé.

La rotazione lungo l’asse della Coscienza divenne presto rotazione lungo i tre assi dello Spazio, del Tempo e dell’Energia, per costruire un Universo in cui l’Essere potesse dividersi in tutte le possibili forme di rotazione, in tutte le sue essenze, così che queste, degeneri da un punto di vista quantistico, potessero osservarsi tra loro ed acquisire conoscenza di sé.

Mano a mano che compariva rotazione lungo l’asse dello Spazio, del Tempo e

dell’Energia, scompariva rotazione lungo l’asse della Coscienza. L’Essere Primordiale acquisiva Conoscenza di Sé, ma perdeva progressivamente la propria Coscienza, rievocando un Principio di Indeterminazione di un Heisemberg cosmico.

Alla fine l’Essere Primordiale, l’Universo, avrebbe capito com’era fatto, ma in quel momento non avrebbe più avuto Coscienza di Essere e si sarebbe spento, forse per riprendere ciclicamente Coscienza di Essere, dimenticandosi di com’era fatto (la rotazione, infatti, va in ogni caso conservata – nda).

[…]

L’asse della Conoscenza è versorialmente opposto a quello della Coscienza, in modo distruttivo con questo. In tal modo più rotazione lungo gli assi S-T-E produce più Conoscenza, ma meno Coscienza. All’inizio l’Universo è solo Coscienza di Sé, ma alla fine è solamente Conoscenza di Sé. Per l’ipotesi di SuperSpin generale non si può possedere tutta la Coscienza insieme a tutta Conoscenza: al limite o si sa perfettamente di esistere e non si sa per niente come si è fatti o viceversa. È da notare che l’asse della Conoscenza rappresenta non solo la somma vettoriale di Tempo, Spazio ed Energia, ma anche l’immagine speculare dell’asse della Coscienza, confermando l’aspetto virtuale di queste tre componenti del nostro Universo!

 

(1) In effetti è l’uomo interiore o triade, definita così altrove dal Malanga in quanto composta da Anima, Spirito e Mente, che agisce. Potrebbe anche farlo attraverso il cervello che allora sarebbe una specie di interfaccia tra l’uomo interiore e ciò che è apparentemente il mondo esterno all’uomo.

Ma non è detto che questo agire si compia esclusivamente attraverso il cervello. Infatti vi sono esperienze di OBE nelle quali il soggetto interagisce col mondo fisico senza l’ausilio del cervello, che giace addormentato assieme al resto del corpo. Vi sono anche casi documentati di NDE dove il cervello presenta un encefalogramma piatto denotante la totale inattività cerebrale, mentre il soggetto ha piena coscienza di sé e, nel successivo risveglio, è in grado di descrivere quanto accaduto nel frattempo.

 

(2) http://frabuioeluce.myblog.it/files/Testi/SST%20-%20Teoria%20del%20SuperSpin%2C%20parte%20prima.pdf e http://frabuioeluce.myblog.it/files/Testi/SST%20-%20Teoria%20del%20SuperSpin%2C%20parte%20seconda.pdf.

 

[Corrado Malanga Alien Cicatrix pagg. 135-140, 04/02/2005 – http://frabuioeluce.myblog.it/files/Testi/Corrado%20Malanga%20-%20ALIEN%20CICATRIX%20%2804.02.2005%29.pdf]

 

 

All’inizio esisteva solo Coscienza, ma alla fine dei tempi esisterà solo Conoscenza. In altre parole l’Essere iniziale vive una sorta di dicotomia heisemberghiana, poiché o possiede totale Coscienza (condizione iniziale) di Sé, oppure totale Conoscenza (condizione finale), passando attraverso stai intermedi in cui ha solo parziale Coscienza e parziale Conoscenza di Sé. In termini puramente filosofici si potrebbe dire che l’Essere, quando si sveglia, acquisisce coscienza di Sé, ma durante la sua vita diviene consapevole di come è fatto, perdendo, però, l’essenza di chi veramente è. O sa chi è o sa com’è fatto, ma non saprà mai completamente e contemporaneamente tutte e due le cose.

L’Universo così descritto mostra ancora una volta il suo aspetto frattalico, nel senso che tutto ciò che funziona nel microscopico sembra avere qualche corrispondenza nel macroscopico: così come nel microcosmo esiste il principio di indeterminazione, nel macrocosmo esiste l’indeterminazione tra Essenza ed Esistenza, indicando con la prima la capacita di riconoscersi e con la seconda la capacità di descriversi.

 

[Corrado Malanga La fisica delle abduction, pag.28, 26/10/2007 – http://frabuioeluce.myblog.it/files/Testi/Corrado%20Malanga%20-%20La%20fisica%20delle%20abduction%20%2826.10.2007%29.pdf]

 

Coscienza è realtà reale, Conoscenza è realtà virtuale.

Spazio, Tempo, Energia, Materia sono realtà virtuale, cioè Conoscenza.

 

Massimo

 

 

Coscienza e Conoscenza.ultima modifica: 2009-12-18T23:47:00+00:00da cat-max
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