LA MIA STORIA CON GLI ALIENI

Un giorno di qualche anno fa compilai un test auto valutativo che trovai in una rivista. Con terrore risposi alla prima domanda. Al termine del test, composto di una quindicina di richieste, mi resi conto di essere addotta. Ad ogni sì al quale rispondevo, i brividi salivano sempre più.

Capii di far parte di questo fenomeno dopo un sogno davvero particolare:

 

Notte tra il 7 e l’8 aprile 2004:

Mi sveglio in un lettino in una specie di ospedale; volto la testa a destra e vedo un altro uomo con i capelli bianchi e i baffi. E’ un uomo piuttosto alto e anch’esso è sdraiato su un lettino affianco al mio, tuttavia tra un letto e l’altro vi è uno spazio di circa un metro. Osservo tutto molto bene e vedo che il posto in cui mo trovo è rivolto a sud, ma noi siamo con la testa ad est e i piedi ad ovest. Le lenzuola che ci coprono sono verdi e non c’è molta luce. Con questo uomo parlavo spesso, soprattutto delle malattie che guarivano lì dentro; trattavano malattie come il diabete e cancro, malattie inguaribili, in realtà. Sento rumori e gente che parla. Mi alzo e vado alla mia destra, quindi verso est. Faccio 2-3 passi e mi trovo in una specie di corridoio, che è più illuminato della stanza in cui ero. Uscendo dalla mia stanza decido di andare verso la mia destra e mentre cammino vedo altre stanze dai lati con dentro altre persone. Nella prima stanza a destra c’è un ragazzo sdraiato sul letto, con i piedi rivolto verso est; è biondo, capelli leggermente mossi e lunghi fino alle spalle. In piedi, al lato destro del suo letto c’è un altro ragazzo, castano e anch’esso con i capelli lunghi dalle spalle. E’ suo fratello. Il ragazzo è molto malato, penso abbia il diabete o il cancro e io mi fermo e li guardo entrambi! Poi proseguo il mio cammino. Continuo a girare per l’ospedale e continuo a trovare altra gente e qualcuno mi chiede di ballare, io inizio a ballare, ma cado e non sento più il mio corpo, solo i miei occhi e le orecchie seguono i movimenti di coloro che vengono a soccorrermi. Sono dottori ed infermiere, così credo almeno. Hanno la mascherina davanti e sono vestiti di verde: mi fanno una puntura sul sedere, ma io non sento nulla, sono come paralizzata… intanto loro mi riportano a letto! Continuavo a chiedermi il perché dell’accaduto. Scendo nuovamente dal letto e mentre cammino cado ancora, ma questa volta mi si blocca la schiena e la parte superiore. Mi vengono fate ancora punture, che naturalmente non sento, in quanto sono paralizzata. Vengo nuovamente riportata a letto ed io poco dopo mi rialzo! Vado verso la stanza in cui c’è il ragazzo biondo sdraiato a letto e mi metto al suo fianco. So che sta per morire e quindi gli dico di stare tranquillo, perché tutto andrà bene! Mentre lo guardo negli occhi mi sorride, poi me ne vado. Giro ancora un po’ ed entro in una stanza in cui ci sono numerosi computer, li osservo e mi avvio verso un’altra porta, che mi riporta nuovamente nel corridoio. Mi avvio verso la mia camera, ma sto male ancora  e ancora una volta cado; sono sdraiata a terra e sento che la faccia è paralizzata, infatti l’infermiera dice: “Questa volta le è capitato in faccia!” Vedo i volti dei medici e delle infermiere che mi guardano, ho paura e è tutto confuso, ciò che è chiaro è un sibilo nel sottofondo. Vedo che fanno un’iniezione al mio labbro inferiore, che è gonfio, ma non la sento la puntura, perché sono insensibile, in quanto ancora una volta paralizzata… Mi alzano e mi portano sul lettino. Mentre mi accompagnano volgo lo sguardo nella stanza in cui c’è il ragazzo biondo, vedo che c’è sempre suo fratello e anche due infermiere, che gli parlano; ma ho una strana sensazione, so che ormai è arrivata la sua ora.

Dopo essere stata riportata nel mio letto, dopo un po’ di tempo, mi accompagnano in un’altra stanza, che sbuca di fronte al corridoio. E’ abbastanza buia, sono seduta su una specie di panca, sono sola e guardo verso il corridoio. Mi sento stanca e guardo fuori, perché ci sono delle vetrate e fuori è buio, è notte; vedo una strada e un lampione. Mentre sono sola comprendo da cosa mi stavano guarendo; il mio problema era dovuto da numerosi cali di zucchero e sodio, che mi portavano allo svenimento, ma non capisco tuttora il perché delle paralisi e dell’insensibilità nel mio corpo. Nell’attesa di tornarmene a casa, pensavo a quel povero ragazzo! 

 

Che strano! Ora l’ho riletto. Ma ero convinta che tal sogno lo avessi fatto di pomeriggio. Comunque sia, ricordo che al mio risveglio mi sentii confusa in quanto sembrava tutto molto reale. Mi alzai e andai a guardarmi allo specchio per vedere se nel mio corpo ci fossero dei segni, ma non ce n’erano. Questo mi rincuorava, ma non ero comunque tranquilla.

 

 

COME INIZIA LA STORIA

 

A 8 anni, dopo un incidente in macchina in cui fui coinvolta io, mio fratello e i miei genitori, iniziai a farmi milioni di domande sulla morte e su quello che c’era dopo. Mi interessai quindi, a tutto ciò che aveva a che fare con il paranormale, lessi testi in cui si parlava di spettri e fantasmi, libri di Weiss e Moody sulla vita dopo la morte. Il mio interesse si spostò anche su alieni e ufo. Il tutto condito da sogni strani che facevo durante le notti e da alcuni esseri che spesso vedevo entrare in camera mia. Ricordo che la mia nonna (con la quale dormivo) aveva una madonna, una statuina che durante la notte si illuminava; non la sopportavo. Appena la mia nonna non se ne accorgeva, la nascondevo in un cassetto. Ero terrorizzata. Immaginate una bambina di 8 anni e la sua fervida immaginazione; la mia mente la vedeva muoversi verso di me! Era solo un’impressione? Forse.

Con il tempo pensai che forse i sogni che facevo fossero condizionati da film e libri, poi però mi accorsi di quanto il mio pensiero fosse lontano dalla realtà. Quando ancora dormivo con la mia nonna e poi con mio fratello e la luce della cucina entrava in stanza, vedevo delle strane figure entrare in camera. Erano eteriche, non si appoggiavano sul pavimento mentre camminavano.

Altri fenomeni riguardavano le mie paralisi notturne e diurne, dopo o durante il sonno. Più e più volte accaddero, ma mai mi resi conto di quale fosse il reale problema. In questi momenti accadeva che gli occhi fossero aperti e credevo di potermi muovere, ma mai potevo farlo. Ho sempre pensato che quelle sensazioni fossero dovute ai viaggi astrali. Pensavo che il riuscire a guardare e a vedere quello che succedeva intorno a me, ma non riuscire a controllare i miei movimenti, dipendesse solo dal mio poco autocontrollo. Credevo che le persone che vedevo entrare in camera mia con le sembianze di mia madre o di mio padre, fossero davvero loro, ma mi sbagliavo.

Pensavo che quando riuscivo a staccarmi dal corpo e andare a volare tra i pianeti dipendesse da me e da quel che volevo, in realtà, il tutto era indotto. Qualcuno lavorava su di me.

Solo nel 2004 iniziai a rendermi conto di qualcosa, del perché sognavo sempre dischi volanti, militari, gatti e dirigibili.

Spesso i miei sogni erano popolati da fantasmi, demoni, vampiri. Esseri demoniaci che vedevo in tivù e che mai avrei pensato potessero far parte della mia vita.

 

Ero affascinata da tutto ciò che aveva a che fare con la new age, con l’astrologia, i pianeti, le stelle, l’esoterismo, i tarocchi, i sogni e i viaggi astrali. Tutto era meravigliosamente magico. Trovavo le persone giuste al momento giusto e mi indirizzavano verso il percorso successivo, fin quando la mia liberazione ebbe inizio.

 

Nel 2005 iniziai a frequentare un’associazione culturale con una cara amica, la quale mi informò che vi era, all’interno di questa, una persona in grado di dirmi il nome del mio angelo custode e di descrivere i miei talenti. Accettai di buon grado e dopo qualche sera mi presentai a questa persona. Purtroppo, o per fortuna la persona in questione quella sera non poteva fare la lettura del mio angelo e tale cosa non accadde fino al giorno del mio compleanno. Quel giorno decisi di prendere il treno e avventurarmi vicino Padova. Ero così emozionata! Lì, proprio quel giorno, incontrai il mio attuale compagno. Anche lui, come me era in attesa d’esser chiamato da questa persona, anche se lo scopo di Max (il mio ragazzo) non era quella di farsi leggere i talenti, ma di imparare a leggerli.

Era arrivato il nostro turno. Entrammo.

Non starò a raccontare tutto, ma per me fu davvero interessante.

La mia esperienza continuò in quell’associazione per un bel po’ di tempo, tra corsi di reiki e di cristalloterapia. Non mancavano le conferenze, che seguivo con grande interesse. Io e la mia amica eravamo così prese che non capivamo cosa accadesse lì dentro. Ce ne accorgemmo solo dopo un bel po’. Intanto io e Max iniziammo la nostra relazione.

 

Il tempo passava e arrivò novembre del 2006. Dopo un po’ di tempo che non frequentavamo l’associazione, io e il mio compagno decidemmo di ricominciare a far parte di un gruppo che si incontrava ogni quindici giorni. Non racconterò che cosa si era preposta di fare l’insegnante per rispetto nei suoi confronti, tuttavia un giorno accadde una cosa particolare, che aprì finalmente la porta alla scoperta dei miei rapimenti alieni.

L’insegnante si vantava di saper usare le lettere ebraiche come cura. Per lei queste erano archetipi che agivano nel e sul corpo, ognuno in modo diverso. Disse ad ognuno di noi di pensare, attraverso una tecnica che ci aveva insegnato, ad un simbolo ebraico, che poi avremmo dovuto comunicarle. Il mio simbolo, che a suo dire era molto potente, sarebbe stato usato su di me. Io come gli altri mi sdraiai a terra su una coperta e lei iniziò a lavorare con questo simbolo. La cosa più incredibile è che lei ci diceva che dovevamo usare gli archetipi sugli altri e su noi stessi senza spiegare il come e il perché, ma eravamo talmente sciocchi, che qualsiasi cosa ci appariva come un gioco.

La testa iniziò a girare. Avevo gli occhi chiusi, eppure mi sentivo roteare su me stessa, come fa una trottola. Lei era lì, che cercava di aiutarmi, ma non riusciva a fermarmi. La cosa si protrasse per alcuni minuti che sembravano interminabili. Il mio compagno non sapeva come fare per aiutarmi e io ero disperata. Mi sentivo come alzarmi dal pavimento e girare. Quando finalmente tutto finì, l’insegnante disse che mi aveva aiutato anche dandomi del suo prana. Mi disse che era strano che avessi avuto quel simbolo così potente e che c’era qualcosa che non andava. Stetti male non so per quanto tempo. Il mio compagno mi aiutò dandomi reiki e il giorno dopo finalmente iniziai a stare meglio.

 

Nell’incontro successivo, l’insegnante disse davanti a tutto il gruppo che vi erano due elementi che non erano adatti per il progetto in corso. I due elementi eravamo noi. A fine giornata parlammo con l’insegnante. Mi disse che probabilmente avevo un problema con un’entità. Fece un esame con il pendolo e risultò che in effetti c’era di mezzo un amante spirituale.

 

 

Chi è l’amante spirituale?

 

Esso/a è un’entità di un’altra dimensione che si aggancia alla frequenza dell’individuo e non la molla più. Spiego meglio.

Quella in cui viviamo non è l’unica realtà esistente. Noi siamo consapevoli di questa, tuttavia ve ne sono moltissime altre composte tutte da civiltà che i nostri occhi non vedono. Stiamo parlando di altre dimensioni (frequenze), che a volte percepiamo, ma delle quali non abbiamo coscienza.

Può accadere nel percorrere della vita, che la frequenza di un individuo vada ad incontrarsi con quella di un altro individuo, a volte non umano (potremmo anche dire alieno), o meglio non di questa “realtà”. Può succedere ad esempio attraverso un viaggio astrale, una meditazione fatta male, un semplice cambio di frequenza, oppure  attraverso l’intento di quest’entità di agganciare la frequenza dell’individuo che desidera.

Mi fu spiegato che tale entità era malvagia, aveva un unico scopo che era quello di lasciarmi sola, di farmi sentire sempre in colpa per tutto e tutti, mi faceva avere poca autostima, mi faceva cadere in depressione e inoltre voleva farmi morire per portarmi poi con lui (ma cosa avrebbe portato via? Me o la mia anima?).

 

Quella sera in cui mi fu detto questo, la mia insegnante contattò telefonicamente una persona che a suo dire poteva aiutarmi, del quale però non farò il nome. Mi spiegò che esso lavorava con una o due medium. Lui faceva esorcismi, le medium venivano usate come contenitore di queste entità, o meglio una faceva da contenitore, mentre l’altra vedeva chi entrava e usciva dall’altra. Mi prese un colpo!!! Solo l’idea di dover subire un esorcismo mi fece salire il panico. Piansi come una fontana. Era una di quelle cose che avevo temuto per tutta la vita ed ecco, che quando meno me lo aspettavo accadde ciò che non avrei mai voluto. Non ricordo la data esatta di quella giornata, ricordo solo che l’esorcista si rese disponibile a distanza di una ventina di giorni. Comunque se non erro era novembre. L’insegnante e l’esorcista stesso ci consigliarono di pregare molto. In effetti già da un po’ di tempo accadeva che alle 3,00 della notte io e Max ci svegliavamo insieme con il cuore alla gola senza un motivo apparente. Alla festa di Hallowen di quell’anno e se non erro poco prima che accadesse tal cosa, parlammo con una ragazza che ci disse che non era un buon segno svegliarsi a quell’ora. Simbolicamente parlando ci disse che poiché Gesù era morto alle 3,00 del pomeriggio, il demonio si manifestava alle 3,00 della notte. Già in quel momento qualcosa in noi si era mosso.

 

In quei venti giorni accadde di tutto, dagli incidenti scampati, dalle nottate in bianco, dai miei sogni in cui vedevo il mio compagno ovunque (ma che non era lui), ai miei problemi con i miei genitori, con il lavoro, o meglio con la paura di non voler accettare un lavoro, e chi più ne ha più ne metta. Ma la cosa più incredibile era che, chi aveva più casini era il mio compagno, dato che era sempre sotto attacco; l’amante era geloso e voleva a tutti i costi che Max si togliesse dai piedi. Sapevamo bene con chi avevamo a che fare e più lottavamo e più l’entità si arrabbiava. La notte ci svegliamo in preda all’ansia e pregavamo. Non riuscivamo nemmeno a fare l’amore. Tutto era incredibilmente vero, reale.

Ricordo un episodio: era un pomeriggio. In quel periodo riposavo a casa del mio ragazzo, ormai eravamo sempre assieme. Era un sabato pomeriggio, se non ricordo male. Egli rimase alzato a guardare la tv, mentre io andai in camera a sua per dormire un po’. Ad un tratto vidi entrare qualcuno dalla porta; sembrava Max. Gli chiesi chi fosse e lui di risposta mi disse: “Sono io.” “Io chi?” Chiesi. E lui ancora: “Io”. Capii che non era il mio compagno, ma lui si era già infilato in mezzo alle mie gambe e saliva sempre più. Con tutta la forza che avevo, alzai una gamba e con il piede lo spinsi via. Lui si arrabbiò così tanto che fece vibrare forte il letto e mi graffiò sul fianco destro. Chiamai Max e gli raccontai tutto. Ero pazza? Non credo!

E quanto piansi. In realtà quei pianti non erano i miei, ma i suoi. L’entità sapeva che mi stavo sbarazzando di lei e nella testa mi parlava. Diceva che senza di lei sarei stata male, che lui sarebbe morto. Mi faceva essere insicura delle mie scelte e continuavo a piangere.

 

Alla fine arrivò il giorno fatidico. Per la strada andammo veramente piano. La paura era quella na gamba e con il piede lo spinsi via. lui si era già infilato in mezzo alle mie gambe e saliva sempre più. co; l’ta. il mio co di fare un incidente voluto da quest’entità, ma oramai si era resa conto che non poteva più fare nulla. La nostra forza era grande. Ero veramente preoccupata, ma invano.

 

L’esorcismo iniziò. Io ero seduta alla destra della medium, l’esorcista era di fronte a lei, l’altra medium era in piedi che guardava chi entrava e chi usciva dall’altra e tre persone tenevano quest’ultima. L’esorcista chiamò prima San Michele e poi lo spirito guida della medium che fungeva da contenitore affinché la proteggesse, mentre la sua essenza era fuori dal corpo. Poi chiamò l’amante spirituale nel nome di Gesù, che si presentò con il nome di Orlando. Era un principe, o qualcosa del genere e con lui c’erano diavoli e streghe, una gerarchia di mogli e parenti, tutti malvagi. L’esorcista per eliminarli usa una pietra e sempre il nome di Gesù e la parola “Disintegrate”. Uno dopo l’altro morirono. Tutti coloro che facevano parte di quel mondo perirono purtroppo. Dico purtroppo, perché certe cose non dovrebbero accadere e perché molte civiltà in questo modo, mettono alla prova la loro vita.

Poiché vi era la possibilità di ripulire dalle varie entità, attraverso la medium, anche i luoghi in cui vivevo e lavoravo, l’esorcista chiamò nel contenitore tutte le entità che infestavano la casa, il luogo di lavoro e la mia auto, di modo che una volta in questo, esso le potesse bruciare e quindi disintegrare.

Una cosa che poteva fare l’esorcista era quella di poter proporre ai “neri”, cioè alle entità malvagie di diventare “bianche”, cioè benevole. Dato ciò, si scoprì che nella mia auto vi erano tre esseri, che alla domanda: “Come vi chiamate?”, risposero in “Giallo, Rosso e Azzurro!”, giacché ogni uno di essi era vestito con uno di questi colori. Essi diventarono Bianchi. Amavano il cioccolato, o meglio l’essenza, il profumo del cioccolato e così ogni tanto lasciavo delle barrette aperte, che dopo un paio di giorni da marroni diventavano bianche. 

 

Al termine mi fu data la possibilità di parlare con il mio spirito guida, di nome Ranel, che si trovava nel corpo della medium. Gli chiesi come potevo comunicare con lui. Mi disse che sarebbe bastato porgere una domanda e attendere una risposta che sarebbe arrivata nella mia testa. Letteralmente disse: “La prima risposta che senti nella testa, sono io che ti parlo!”

Presi alla lettera quanto mi stava dicendo e finalmente ce ne tornammo a casa.

 

L’aria che respiravamo sembrava più pulita, meno pesante e la mia testa era libera, così almeno credevo. Finalmente la notte dormimmo. Al mattino, al nostro risveglio ancora non ci sembrava vero. Riuscivamo a respirare come due persone normali.

 

Tutto proseguì bene fino a marzo del 2007, quando feci un sogno stranissimo:

 

Pomeriggio del 10 marzo 2007

Mentre dormivo in casa del mio ragazzo feci un’esperienza astrale davvero interessante, anche se inquietante.

Sentivo il mio corpo astrale che usciva dal mio corpo fisico, poi rientrava e poi riusciva, così decisi di provare coscientemente di allontanarmi dal mio corpo. Cercavo di ordinare all’altra parte di me di andare da qualche parte, ma facevo una gran fatica. Ero fuori dal mio corpo fisico e mi sarebbe davvero piaciuto molto guardare il mio corpo dall’alto della stanza in cui mi trovavo, ma qualcosa mi bloccava, inoltre quando decisi di rientrare nel corpo non riuscii più a farlo;più mi sforzavo e più non ci riuscivo, così decisi di fare quello che faccio sempre in questi casi: raggiungere un a certa calma interiore e riprovarci, ma come riaprivo gli occhi “fisici”, li richiudevo automaticamente e mi ritrovavo di nuovo nel corpo astrale. Ero impaurita! Oltretutto sentii ad un certo punto una mano che mi sfiorava, provocando una specie di solletico sotto il piede sinistro: con il mio occhio astrale la vidi. Era un grigio che sfumava sul rosa… affusolata. Di scatto mossi il piede cercando di allontanarlo da quella mano e rimasi in attesa. Successe ancora, ma questa volta le mani erano di più sentivo che toccavano la gamba sinistra. Le sentivo e le vedevo: anch’esse grigie con una sfumatura di rosa. In preda alla paura cercavo di riprendere il controllo del mio corpo fisico. Muovevo parte del corpo, o meglio la mia gamba sinistra, che cercavo di allontanare da queste mani. Il mio ragazzo, al mio ritorno nel corpo fisico e dopo il mio risveglio, mi disse di avermi visto mentre mi muovevo e respiravo forte, eppure anche lui non riusciva a muoversi per cercare di svegliarmi; era come se qualcuno o qualcosa lo tenesse fermo, bloccato. Al mio ritorno ero in preda all’ansia. Sentivo un forte dolore al petto e tremavo; respiravo affannosamente e per aiutarmi, il mio ragazzo mi aiutò dandomi reiki. Mentre la mia ansia si calmava, la sua mano si indolenziva.

Dopo qualche minuto andai in bagno e vidi sul mio inguine sinistro 2 macchie rosse: erano rotonde e simili a delle bruciature. Non ci feci caso. In quello stesso pomeriggio, dopo poco le ovaie iniziarono a farmi male, un dolore molto intenso, quasi da non riuscire a stare in piedi, che portai con me per circa tre giorni. Un paio di giorni dopo quel viaggio astrale iniziai a sentire un dolore lancinante alla schiena, anch’esso che durò qualche giorno e per terminare l’avventura anche l’herpes si fece vedere al quinto giorno.

 

 

Rapimenti alieni

 

Dopo questo sogno le porte che credevo sarebbero rimaste chiuse si aprirono.

 

Una notte, di qualche tempo dopo, quando meno me l’aspettai feci un sogno in cui tre grigi (alieni di color grigio, per la precisione, di forma umanoide, alti un metro e venti circa, tre dita e pollice opponibile) apparvero ai miei occhi astrali; e qui il sogno:

 

Notte tra il 26 e il 27 aprile 2007:

ho sognato di svegliarmi su un lettino; ero vestita con i pantaloni del pigiama e la canottiera con i quali ero andata a dormire la sera prima. Come aprii gli occhi vidi che accanto al mio letto ce n’era un altro e su di esso c’era una ragazza. Mi disse il suo nome: Emanuela o Manuela Rossi. Lei era sdraiata e vedevo che era molto più tranquilla di me. La stanza aveva una luce soffusa. Sembrava ci fosse una finestra, molto piccola, rettangolare, ma non entrava luce. Sembrava murata. Vedevo una specie di frigorifero in acciaio, tutto era in acciaio in realtà, ma non  la stanza, aveva le pareti bianche, comunque chiare e aveva il soffitto basso. C’era una tanica bianca; per il resto sembrava proprio una sala operatoria, anche se mancavano gli attrezzi di una sala operatoria. Ad un certo punto dalla mia sinistra entrano 3 esseri molto piccoli. Il più alto misurava circa un metro e 20, un altro un metro e il più piccolo 80 centimetri. Avevano la pelle grigio scuro e gli occhi erano a mandorla e neri (riflettevano la luce della stanza). La bocca era una fessura e al naso non ho fatto molta attenzione, ma forse perché non era così evidente. Si trovavano tra il mio letto e quello della ragazza. Prima visitarono in qualche maniera lei e poi uno dei tre si voltò e mi guardò. Rimase immobile per un po’ ad osservarmi. Ho la sensazione che abbiano visitato anche me, ma non lo ricordo, non ne sono sicura, ma sono certa che l’essere che mi guardava mi stava dicendo qualcosa, ma io non riuscivo a sentire, non muoveva le labbra.

Sempre dalla mia sinistra entrò ad un certo punto anche un uomo molto alto e robusto, aveva i baffi e la barba; sembrava avesse un arma tra le mani… non aveva una bellissima espressione, se devo dire la verità, anzi sembrava alquanto aggressivo e indisponente.

Io sono lì, seduta sul letto con le mie gambe piegate, che stringo tra le mie braccia e sono appoggiata al muro. Ho paura! Tuttavia mi sento vuota. È difficile da spiegare. Ero lì e mi guardavo attorno intimorita. Quando mi risvegliai, il cuore mi batteva forte e mi faceva male il torace. Sentivo come se tutto fosse stato reale.

 

Qualcosa non andava, sentivo che quella visita non era un caso e aveva a che vedere con quella del 27 marzo, ma mi chiedevo se il mio spirito guida potesse rispondere a qualche mia domanda, dato che proprio lui in quella seduta mi aveva detto che le risposte sarebbero arrivate da lui ogni volta che io gli avessi chiesto qualcosa e che questa sarebbe stata la prima cosa che mi fosse venuta in testa e così una sera, mentre mi trovavo in macchina con il mio compagno lo chiamai; gli chiesi chi era quell’essere grigio che mi si era presentato in sogno qualche notte prima. Sentii che la risposta fu: “Ero io!” Qualcosa in testa mi frullò. Non capivo più nulla, c’era qualcosa che non andava. Mi chiedevo, dato che del fenomeno abduction sapevo qualcosa, come mai il mio spirito guida corrispondesse ad un grigio (?). Chiesi come mai ogni tanto venivano da me e lui (la voce che avevo in testa) mi rispose che quella volta delle cicatrici nell’inguine erano venuti per controllare come stavo data la mia difficoltà nell’avere figli. Il loro compito era quello di venire a controllare, inoltre, aggiunse che non sempre i loro controlli erano piacevoli e che a volte i suoi collaboratori si presentavano da me in malo modo, ma che non dovevo aver paura, perché quello che facevano, lo facevano per me.

La confusione divenne ancor più intensa. Ne parlai con il mio compagno, ma nulla di più. Aggiungo che le domande che porsi non furono pensate solo per quei due episodi, ma anche per altri, tra cui uno nel quale mi trovavo nella casa in montagna con il mio compagno, quando nel pomeriggio andai a riposare in camera e lui rimase in cucina. In quest’occasione sognai (o forse no) che una specie di nuvola grigia si avvicinava sempre di più e io attraverso dei simboli reiki che conoscevo, cercavo di scacciarla. La nuvola si spostava, poi finalmente se ne andò attraversando il muro.

Dunque come dicevo gli episodi furono molti di più, ora quasi dimenticati, ma che in quel tempo furono per me e il mio compagno, fonte di immediata ricerca.

 

 

LA RICERCA

 

Un pomeriggio, credo di maggio, andammo ad un convegno nella provincia di Padova. Dopo di questo vi era in programma una cena con il gruppo di relatori e ascoltatori. Io e Max ci sedemmo ad un tavolo che si riempì da lì a breve e parlando con le persone lì sedute raccontai i miei episodi, che ancora non avevo riconosciuto come veri e propri rapimenti alieni. I miei sospetti aumentavano di giorno in giorno, tuttavia quella sera fu per noi d’enorme aiuto, in effetti una di queste persone pochi mesi dopo ci inviò una mail nella quale ci consigliava di andare a vedere una conferenza del Dr. Malanga che si sarebbe tenuta a Melara, in provincia di Rovigo, ma prima ci buttammo a capofitto in altre avventure; una di queste fu il Convegno Internazionale del CUN, che si teneva a San Marino proprio nel mese di Maggio.

 

 

Ufo e alieni

 

Arrivammo al convegno il sabato pomeriggio. Ora non ricordo tutti i relatori, ma quello che ci impressionò di più fu una persona facente parte proprio del CUN, giacché era l’unico che aveva portato un filmato di un ipnosi che aveva fatto fare da un medico anni addietro ad una donna che fu testimone di un atterraggio di un oggetto non identificato. In poche parole scoprirono che dentro di lei vi era un’entità non umana che la controllava. Io e Max rimanemmo davvero scioccati da quel video e così dopo solo due settimane tornammo ad Ancona poiché questo individuo era relatore di una nuova conferenza. Di sicuro saremmo riusciti a parlarci; questo era il nostro scopo.

Seguimmo con interesse la conferenza, poi al termine della serata ci fu chiesto di far parte del gruppo che sarebbe poi andato a cena fuori. Non ci facemmo scappare l’occasione ed ecco che me lo trovai di fronte. Dopo poche chiacchiere gli chiesi molto direttamente che cosa ne sapeva di eventuali cicatrici sull’inguine delle donne. Mi guardò come se avesse visto un alieno (scusate il gioco di parole!) e non rispose nulla per qualche secondo. Poi con fare confuso, borbottò qualcosa di incomprensibile. Il discorso scivolò via, mentre io attendevo ancora una risposta. La sera terminò tra chiacchiere e un bicchier di vino.

 

Io e il mio compagno eravamo ancor più perplessi e le nostre domande aumentavano.

Nel frattempo, giusto per non farci mancare nulla, anche Max si rese conto che qualcosa ancora non andava. Infatti anche lui aveva un’amante spirituale. Altro mese d’inferno e altro esorcismo.

Poi per fortuna la nostra vita cambiò. Finalmente arrivò la famosa mail di quel ragazzo che benedirò per tutta la vita che ci annunciava la conferenza del Dr. Malanga. Il mio compagno già lo conosceva un po’, io per niente. Gli unici libri che avevo letto di cui si scriveva di Ufo erano quelli scritti da Pinotti, figuriamoci se mi ero mai avvicinata alla verità. Ero davvero curiosa. Per me la vita era sembrata sempre molto strana e complicata. I miei sogni contribuivano a renderla ancora più difficile. Ora avevo un’altra speranza, quella finalmente di riuscire a vedere la vita con occhi diversi.

 

 

17 ottobre 2007

 

Quella sera arrivammo per la prima volta in orario. Eravamo seduti in prima fila e attendevamo l’arrivo di Malanga. Max lo vide, disse: “Eccolo, è quello!” Io mi voltai e già mi agitai. Iniziò la sua conferenza sugli antichi Vimana poi arrivò il momento di parlare di alieni, quelli che in realtà io conoscevo già bene.

Era arrivato il momento che da una vita attendevo. Malanga iniziò a parlare del lavoro che stava svolgendo sulla problematica delle abduction, sulle sue ricerche e sul perché gli alieni rapivano alcuni individui. Parlò quindi dell’Anima e di come gli alieni facessero il possibile per poterla ottenere. Espose tutti i fatti di cui era a conoscenza, delle ipnosi che fino a quel momento poté effettuare e di quello che da queste era scaturito.

Parlò delle razze aliene, dell’Orange (biondo a cinque dita), del Ringhio (biondo a sei dita), del sauroide, del lux, della cavalletta e così via. In ogni sua parola riconoscevo la mia esperienza. In particolar modo mi turbò quando Malanga parlò di come il lux si instaurasse nel corpo fisico dell’addotto, di come l’addotto lo sentisse entrare nello stomaco e di come poi lo sentisse parlare nella sua mente senza riconoscere però la propria voce e quella dell’alieno. Parlava del lux e io mi rivedevo nel periodo in cui c’era l’amante spirituale. Mi chiesi: “Sarà la stessa entità?”.

Quando  disse che il lux entrava nello stomaco e che gli addotti quando lo sentivano stavano malissimo, avevano nausea e faticavano a respirare, misi automaticamente la mano sul mio di stomaco e i miei occhi si sbarrarono. Malanga mi guardò e disse al microfono: “Ho capito!”. Mi sentii sprofondare, credevo di stare a guardare un film di fantascienza, eppure quella era la realtà. Quella fu per me la sera in cui il velo che avevo davanti gli occhi scomparve per sempre. Iniziai a vedere la luce. Il mio modo di pensare cambiò all’istante, tutto si stava già modificando.

In quell’estate infatti e in quella precedente avevo avuto alcuni, anche se distanti tra loro, episodi in cui un dolore fortissimo mi prendeva lo stomaco. Il dolore era immediato, lo sentivo salire sempre più quasi da spingermi a vomitare e pensare che sarei morta da lì a breve. Crebbi fino alla fine si trattasse di attacchi di panico. Addirittura pensai che quel problema dipendesse dal cuore. Feci degli esami, ma tutto sembrava normale. E poi la rivelazione!!! Incredibile!

 

La serata terminò. Mi avviai con Max verso Malanga per ringraziarlo. Dopo aver acquistato il suo libro “Alieni o demoni” lo facemmo persino firmare. Gli chiesi di lasciarmi un recapito, poi gli strinsi la mano e me ne andai ancora scioccata da tutto quello che avevo sentito.

 

Dopo qualche giorno mi convinsi di scrivergli una mail, nella quale mi presentavo e raccontavo un po’ la mia vita e gli episodi che nell’ultimo periodo avevano coinvolto sia me che il mio compagno, intanto dopo quella sera i rapimenti furono più costanti, più intensi. Forse, in effetti lo erano sempre stati, ma fino ad allora non ne avevo avuto coscienza. Malanga poco dopo mi rispose, inviandomi in allegato il TAV. Da quel momento, dal momento in cui iniziai a compilarlo accaddero cose incredibili, esperienze estenuanti dal punto di vista sia fisico che mentale.

 

 

IL  DURANTE E IL DOPO TAV

 

La notte dormivamo molto poco. Max mi sentiva parlare spesso lingue diverse, irriconoscibili. Lui si svegliava di colpo poco prima che io iniziassi a farlo. Io mi svegliavo sempre stanca e avevo ricominciato a sognare sia alieni che ufo e poi anche militari, dato che anche questi contribuivano ai miei rapimenti.

Io lavoravo al pomeriggio, mentre il mio compagno verso le h. 8,00 partiva. Dopo quell’ora immancabilmente accadeva che un gran sonno, che fino a due minuti prima non avevo, arrivasse così improvvisamente da farmi sentire un forte desiderio d’andare a dormire. E così facevo. Tornavo a letto, o mi mettevo sul divano.

Tutte le volte che tale cosa succedeva, gli alieni arrivavano. Iniziavo a sentire una forte eccitazione (tale eccitazione è provocata dall’alieno, il quale bombarda l’ipofisi dell’individuo con una fonte elettromagnetica) poi credevo d’essere sveglia, mentre era il mio corpo astrale a percepire ogni cosa. In quegli istanti non riuscivo più a muovermi. Volevo farlo, ma solo gli occhi si aprivano a fessura, per poi dover richiuderli perché il sonno mi prendeva nuovamente. A volte cadevo in esso per poi svegliarmi 20 o trenta minuti dopo che la sveglia aveva iniziato a suonare. Quando mi alzavo ero stravolta, stanca, disorientata. Mi sentivo come se un carro armato mi fosse passato sopra.

Queste esperienze capitavano 3 giorni sì e uno no. Cose dell’altro mondo.

Vi racconto un paio di esperienze/sogni che in una mail ho raccontato al Dr. Malanga:

 

E’ la mattina del 28/11/2007:


come al solito accompagno il mio ragazzo alla fermata dell’autobus; al mio ritorno decido di mettermi sul divano e iniziare la mia giornata guardando un cartone animato (a volte i cartoni animati sono decisamente meglio di tutto il resto).
Ad un certo punto mi viene sonno e decido di abbassare il volume della tv e chiudere gli occhi; poco dopo, con gli occhi chiusi, percepisco una luce molto forte, li riapro,

ma a quanto pare si tratta della tv e così li richiudo.

Cado subito in un sonno profondo, eppure non sono certa che sia un sonno profondo, anzi…
Mi sento levitare e il mio corpo si sposta verso la cucina, ma mi rendo conto che quello che sta avvenendo, avviene senza la mia volontà e così cado sul pavimento, guardando a terra come scioccata. Sono rivolta verso la porta d’entrata e la guardo. Sento una mano che mi prende la testa da sopra; cerco quindi di lottare perché quella mano mi dà fastidio e lottando cado ancora, questa volta con il volto verso la porta del disimpegno e vedo un piede, che è più una zampa, che un piede: ha tre dita e un unghione più in alto. Le sue unghie sono lunghe. Sembra la zampa di un rettile, la pelle è verde-grigio. Sento che l’essere mi ha ripreso la testa e mi porta in camera. Io sono in piedi e vedo che invece lui si mette sul letto prendendo le sembianze del mio ragazzo; osservo che addosso ha il suo pigiama. Si sdraia, porta il lenzuolo a sé… il letto è ancora disfatto dalla notte. E’ lì, in attesa di qualcosa;  mi guarda e sorride. Io gli dico: ” cosa vuoi da me? Cosa volete?… Lo so chi sei… so che non sei

Massimo… non è giusto quello che fate… vai via!”

Lui rimane attonito e cambia espressione fino a diventare seria. Io esco dalla porta della camera ed esco dal disimpegno. Appena fuori sento delle voci e mi chiedo. “Non può essere la tv, perché ho abbassato il volume completamente…”, ma non mi volto verso la cucina, da dove sento le voci, anzi mi giro verso destra fino a voltarmi e osservo che dal bagno esce una luce molto intensa e all’interno di essa c’è una figura, una sagoma, piccola e nera. E’ una figura con testa,braccia e gambe. E’avvolta dalla luce, sembra si stia avvicinando o allontanando, non so.
Mi volto nuovamente verso la porta d’entrata e arriva ancora quell’essere, che mi prende ancora la testa… io allora ricomincio a lottare, sono in ginocchio. Gli dico

 che non voglio, che devono lasciarmi stare…
poi mi ritrovo sul divano, non so come ci sono arrivata, forse con le mie gambe o forse mi ci ha messo lui… Da quando ho chiuso gli occhi ad ora sono passati 35 minuti circa.


 
E’ STATA UN’ESPERIENZA SCIOCCANTE!!!
 
La sua mano faceva male… le dita erano lunghissime, non so quante fossero, quattro o cinque, non lo so! Altro particolare era il mio abbigliamento; avevo addosso la tuta con la quale mi ero messa sul divano. Tutto nell’esperienza era al suo posto, i telecomandi, gli oggetti che sono nel soggiorno… TUTTO ERA REALE!
Quando aprii gli occhi, stavo già per piangere, quello che feci poi per tutta la giornata…
Sentivo un dolore fortissimo al torace e alle gambe. Ero stravolta!
Appena mi alzai dal divano chiamai il mio ragazzo, spiegandogli cos’era capitato e lui poco dopo era già a casa. Mi sentivo stuprata… stavo veramente male.


Al termine della telefonata con il mio ragazzo decisi di fare qualche foto e guarda

caso, c’erano degli orbs!!! Li ho fotografati (la data riportata dalla macchina fotografica è errata):

 

 

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Un altro episodio strano è successo stamattina (21 gennaio 2008). Il mio ragazzo va al lavoro e io ho sonno, tanto sonno; decido quindi di andare un’altra oretta a letto. Come quella mattina del 5 dicembre 2007, succede che ad un certo punto, dopo aver faticato per prendere sonno, non riesco più a svegliarmi, mi sento immobilizzata. Non riesco ad aprire gli occhi e non riesco a muovermi, tuttavia non mi arrendo e così riesco ad aprirli per poco e non del tutto, ma riesco a vedere: vedo la parete, ma non è verde come dovrebbe essere, la vedo bianca… richiudo gli occhi, però mi sforzo di girarmi e di guardare dall’altra parte. Quando sono girata verso destra, apro appena appena gli occhi e cosa vedo? Vedo qualcuno: ha una veste bianca, così mi sembra; la pelle è di un color rosa-arancio ed è piena di rughe. La testa non è normale, sembra che si chiuda sopra, sembra fatta a cuore. L’altezza dell’essere sarà circa di un metro e venti e vedo che cammina. Mi guarda, ma io non riesco a tenere gli occhi aperti e crollo… Al mio risveglio mi sento stanca morta e sono di cattivo umore e soprattutto ho ancora più sonno di prima!

 

Questi bruttissimi episodi accaddero per un bel pezzo. Scrissi al Dr. Malanga per molto tempo. Raccontavo i miei sogni, le mie brutte esperienze che si erano come amplificate.

Non dobbiamo dimenticare che appena mi fu detto come riuscire ad eliminare gli alieni, questi complicavano la mia vita sempre di più. Il lux continuava a rendermi debole, ricca di paure e con poca autostima. Non crebbi al fenomeno fino a molto tempo dopo e questo non giovava alla mia liberazione. Mi resi conto che tutto era reale dopo alcuni simbad, quando il militare in esso presente non fu riconosciuto da una persona che conoscevo.

 

Simbad: che cosa significa? Self Induced Method for Blocking Abductions Definitively.

E’ un insieme di tre tecniche: lo psicodramma di J. L. Moreno (psichiatra), la meditazione trascendentale del maestro indiano Maharishi e la visualizzazione di kosslyn. A proposito di questo:

 

http://frabuioeluce.myblog.it/files/Testi/Corrado%20Malanga%20-%20ALIEN%20CICATRIX%20%2804.02.2005%29.pdf e http://frabuioeluce.myblog.it/files/Testi/Corrado%20Malanga%20-%20AlienCicatrix%202%20%2820.07.2005%29.pdf

 

 

La storia fu questa. Dal primo simbad che effettuai, vi era sempre nell’angolo del palcoscenico, nel buio, un uomo in divisa, che per paura di nuocergli alla salute, non eliminai. Al terzo simbad, se non sbaglio gli chiesi nome, cognome, età, città di provenienza e soprattutto dove lavorava. Mi dovette dare tutti questi dati. Io li porsi al mio compagno che aveva una persona in grado di dimostrare che questo militare era reale. Pochi giorni dopo ebbi conferma della sua esistenza. Per me fu un durissimo colpo. Dovetti finalmente iniziare a credere in me stessa e in quello che stavo facendo.

 

 

L’ultimo passo

 

Gli addotti purtroppo non hanno a che fare solo con gli alieni, ma anche con i militari. Essi agiscono da dietro, sono coloro che controllano i controllori, almeno così pensano! Essi inseriscono solitamente degli impianti all’interno del cranio dell’addotto, tramite il quale verificano l’operato degli alieni. I militari sono vuoti, così dice il lux! Attraverso gli impianti, i militari cercano di rubare la tecnologia aliena, che a quanto sembra è molto più “avanzata” di quella militare. A quanto pare c’è il gruppo di militari che scambia i nominativi dei probabili addotti con tale tecnologia, mentre un altro gruppo che invece non avendo addotti da dare in pasto ai carnefici, usa l’alieno per scipparne la tecnologia.

 

Anch’io, come altri addotti ho purtroppo subito la malvagità e la stupidità militare, attraverso chip e rapimenti. Lo scopo di questi ultimi è quello di copiare l’addotto, nel vero senso della parola. La copia solitamente è utile per scopi bellici, non per niente coloro che vengono copiati sognano spesso incursioni militari di gruppo, missioni segrete, attentati e chi più ne ha più ne metta.

Ho fatto questo tipo di sogni per anni, finché ho compreso che questi non erano sogni, ma realtà vissute e ricordate. In definitiva, la mia Anima, attraverso un qualche tipo di macchinario, veniva staccata dal mio corpo per “trasportarla” nella copia e darle la vita che altrimenti non avrebbe potuto avere.

 

Mi resi conto di come facevano i militari a rimanere in contatto con l’addotto solo dopo un simbad che qui riporto:

 

SIMBAD DEL 13/02/08

Dibattito: Io e gli alieni

 

Sono nel lato sinistro del palco (guardandolo frontalmente) e ancora dietro le quinte, come al solito. Sono sempre vestito con il mio bel completo nero: pantalone e giacca e una bella camicia bianca. C’è il solito tavolino con la bottiglia d’acqua e il bicchiere, così decido di berne uno prima d’entrare. Sento il vetro della bottiglia e l’acqua quando scende nella gola; è fresca!

Mi volto verso destra e vedo che in penombra vi è una figura. Si vedono le gambe e a malapena il volto e così gli chiedo: “E tu chi sei?”… Non mi risponde e così, molto  gentilmente gli chiedo di farsi vedere e di fare un passo avanti e così fa. Non mi piace: ha i capelli lunghi sul rosso castano, non sembrano nemmeno veri, sembrano fili appesi alla testa! Ha un brutto ghigno e non si capisce se è un uomo o una donna. Gli chiedo ancora chi sia, ma ancora non mi risponde. Allora gli dico di venire con me sul palco. Con gran fatica mi segue e io lo accompagno spingendolo per un braccio. Quando entro mi ricordo che devo anche usare uno specchio e così lo creo all’istante. Gli dico di specchiarsi e così lui fa. Nello specchio lui si squaglia, proprio nel vero senso della parola; nell’immagine di sé è una cosa liquida a terra e osservando meglio quella roba strana è sulla sinistra dello specchio. Forse ha un significato. Quando vedo che non si riflette come invece dovrebbe, gli chiedo di sedersi e così va ad accomodarsi nella prima sedia centrale, dato che come al solito ce ne sono tre per Anima, Spirito e Mente sulla sinistra del palco, poi c’è un piccolo spazio con in avanti il tavolo col telefono. Io intanto mi guardo in giro per vedere se è tutto a posto. I soliti tre cameraman ci sono, due dietro e uno che riprende da davanti, ma sulla destra del palco. Guardo il soffitto illuminato da faretti e questa volta decido di non invitare il pubblico, quindi il sipario rimane giù. Ci sono le sedie, che sono come la prima volta, cioè alte e trasparenti e anche lo schermo.

È arrivato il momento di chiamare Anima. Chiedo di farsi pure avanti e lei arriva. È sempre vestita in bianco e vedo che sta ancora meglio dell’ultima volta, sembra ancora più sicura di sé. Le porgo la mano guardandola negli occhi e la sua mano è davvero molto morbida e così glielo dico. Lei ricambia sorridendo e dicendo che anch’io ho la pelle morbida. Le chiedo se può specchiarsi e Lei è molto felice di poterlo fare. La sua immagine riflessa è particolare: emana luce, è un insieme di raggi e comunque si può vedere anche il suo volto e il suo corpo. MI PIACE! Appena termina, La faccio accomodare. Si siede sempre al solito posto, cioè sulla prima sedia a sinistra (sempre guardando il palco frontalmente). Ricordo che  Lei entra sempre da sinistra!

Chiamo poi Spirito che entra anch’esso da sinistra e che come al solito, molto cordialmente fa il baciamano. Chiedo anche a Lui di specchiarsi. Lui nella sua immagine riflessa è uguale a com’è di persona, quindi un uomo con il suo bel abito e il suo cilindro in testa, tuttavia ad un certo punto si toglie il cilindro e ne esce una luce color azzurro-blu che va verso l’alto; dopo avermela mostrata se lo rimette e mi sorride… e io lo faccio accomodare. È arrivato il momento di chiamare anche Mente, che esce da destra e che è diverso dalla prima e dall’ultima volta. Assomiglia più ad una palla, con gambe e braccia, eppure è più sorridente delle altre volte. Lo accolgo dandogli la mano e chiedendogli se può specchiarsi. Lui è tranquillo, sembra non veda l’ora di farlo. Così, eccolo che si specchia e nella sua immagine riflessa Lui è veramente grande. È talmente grande che pur di far entrare la sua totale immagine nello specchio, un po’ si deforma. Mi sembra ok e così faccio accomodare pure Lui (o Lei, dipende dai punti di vista).

Mi rivolgo ad Anima e Le dico che prima di salire sul palco, ho trovato dietro le quinte un “personaggio” e che l’ho fatto specchiare. Racconto sia a Lei che a Spirito e a Mente cos’ho visto nello specchio. Mentre mi volto verso di lui, noto che oltre ad essere seduto in modo alquanto scomposto, si volta verso Anima alla quale volge uno sguardo incantato e Le dice: “… Ohoo, che bella!!” E srotola la lingua e la fa andare sulla guancia di Anima, che arrabbiatissima per quel gesto si alza. Lui tenta di andarsene e gli ordino di sedersi, che lì comando io e che lui non se ne può andare.

Gli chiedo chi sia. Lui ride a squarciagola e dice: “Sono un tuo vecchio amico, sono il diavolo! Faccio parte di te!” E guardo Anima; intanto lui continua dicendo che vuole Lei. Ha una voce strana, sembra uomo, ma anche donna, Boh!!! Continua: “… Tu non puoi farmi niente!” E io di risposta dico: “Io no, ma Lei sì!” Quando lo dico, lui fa per andarsene, ma Lei allunga le braccia e dice: “Caro vecchio amico ora non ci servi più!”, lo prende e lo stringe, lo fa girare in aria vorticosamente. Anima è in piedi davanti la sua sedia, mentre lui si trova ora vicino l’uscita di destra (in aria, eh eh). Lui sbraita, urla, si sbraccia. Lei lo porta davanti a sé e lo avvolge di una luce molto luminosa e con un soffio lo fa bruciare, finché di lui non rimane più nulla. Io guardo esterrefatta la scena, come fanno Spirito e Mente, ma loro sono calmi e osservano. Lei è tranquilla, si risiede e mi guarda sorridente. Quando il tutto termina, parlo un po’ con Lei, che mi dice che lui faceva parte di me, di Spirito e di Mente, in quanto noi lo dovevamo conoscere per poterlo evitare in futuro, invece questo non lo abbiamo capito e così lui si è instaurato tranquillamente in noi. Non avevamo capito che lui doveva solo essere conosciuto e non portato in noi e con noi! Lei afferma. “Lo avete fatto vostro, ma ora non ci serve più!”. Lei mi dice di stare tranquilla, perché lui diceva che faceva parte di me in questo senso, solo perché anche lui non aveva ben compreso che non avrebbe dovuto fermarsi in noi. La ringrazio e così decido di iniziare il mio dibattito ad alta voce in modo che tutti possano sentire. Dico: “Benvenuti al dibattito: IO E GLI ALIENI! Ora facciamo entrare gli ospiti, se ce ne sono!”.

Mi volto verso l’entrata di destra, tuttavia non vedo nessuno, a parte una forma indistinta, che assomiglia ad un leone, che salta e corre. Mi volto verso i Tre con aria interrogativa ??????? Anima dice che è colpa di Mente, che ogni tanto si diverte… e guardo Mente, che sorride. BOH!

Guardo ancora; sembra non entri nessuno. Osservo però che dietro quasi nascosto c’è il militare, ops carabiniere e intanto chiedo: “Non c’è nessun ospite?” La regia risponde: “No, non c’è nessuno!”. Ma qualcosa non mi torna; mi rivolgo ad Anima, dicendole che qualche giorno fa mi era successo qualcosa a casa, ma Lei mi assicura che erano solo i miei ricordi e che inoltre ho delle memorie installate e che ogni tanto si attivano! OK, sono più tranquilla. Richiedo: “Non c’è nessun ospite quindi?”; la regia ripete: “No, non c’è nessuno!”. Guardo Anima e capisco; chiedo: “Ma chi è che parla?”. Da sopra sento: “Sono io!”… e io: “Io chi?” e dall’altra parte: “Eh, la Regia!”. OK, HO CAPITO!!! Chiedo: “Vorrei che scendessi sul palco!” E lei: “Non posso!”. Gli dico: “In che senso? Tu devi venire! Voglio vederti!”. C’è un attimo di silenzio e poi da destra entra un Lux. È molto più grande degli altri. Io e Anima ci guardiamo e Lei mi sorride, facendomi capire che ho agito bene. Lui entra e Lei, senza dire una parola, allunga il braccio destro e lo blocca. Lui vuole liberarsi, ma ormai è tardi. Vicino alla sedia, alla destra della sedia, c’è un vaso di vetro più grande dei primi due e mette il lux al suo interno, richiudendolo con il coperchio. Mette il vaso davanti allo specchio e vedo che nell’immagine riflessa, si vede solo il vaso vuoto, eppure lui è lì dentro e urla e si dimena, vuole uscire. Lei con una forza misteriosa solleva il vaso e lo fa esplodere. Non rimane nulla, se non la polvere, che poi scompare. La osservo e lei si risiede tranquilla e sorridente.

Mentre la osservo il telefono squilla… mi chiedo: “Cosa faccio? Rispondo?” E così alzo la cornetta e chiedo chi parla. Sento una voce al di là del telefono che ride e che dice che mi controlla da fuori e che non può essere lì. Gli chiedo: “Come non puoi essere qui?” E lui risponde: “Io sono qui, non posso essere lì!”. Io guardo Anima e lei comprende: lancia una scarica e scoppia tutto, telefono e tavolino! BENE!

Lei si riaccomoda e mentre la guardo mi dice: “Sei sicura che non ci sia nessun altro?” E a me salta in mente che forse dovrei far avvicinare i cameraman. Ne chiamo uno, quello che si trova dietro e in sinistra del palco. Lui viene e io gli chiedo di specchiarsi. Quando si mette davanti allo specchio, vedo che l’immagine riflessa è simile a quella che ho visto del diavolo, cioè è diventata una cosa melmosa che è lì ferma a terra sulla sinistra. Anima lo mette dentro ad una borsa di yuta, che richiude.

Chiamo subito l’altro cameraman, che invece si trova sulla destra e dietro e che fa per andarsene, e gli dico di guardarsi allo specchio. IDEM CON PATATE! La  sua immagine si affloscia a terra… Anima prende anche lui, apre la borsa e lo infila dentro. Idem fa con il terzo, il quale anch’esso tenta la fuga. Anima che non se lo vuol far sfuggire, tira fuori la lingua e lo ingoia, per poi risputarlo e dice: “Puah! Che schifo!”. Poi lo prende e lo mette all’interno della borsa di yuta. Anima al termine, tiene in aria la borsa e la disintegra, puntandole il palmo della mano destra. Una sfera luminosa la circonda e la borsa esplode, fino a diventare cenere, che poi si consuma.

Io la guardo con aria interrogativa e Lei mi chiede scusa. A questo punto, dato che ormai non ho più nulla da perdere chiedo ad Anima di rispecchiarsi. Lei lo fa con molta tranquillità, come se sapesse che quello che ha fatto non è stato proprio un bel gesto… Al primo istante mi sembra di vedere la sua immagine che si affloscia, ma è solo un istante, una frazione di secondo, infatti poi l’immagine torna ad essere quella originaria, cioè è Lei, molto luminosa, con una forte luce attorno a sé e dei raggi. La osservo… lei dice che è normale che io abbia visto quella cosa, perché fino ad un attimo prima l’avevo vista capitare anche agli altri… poi aggiunge che a Mente ogni tanto piace giocare. Anima mi dice guardandomi e rimanendo davanti allo specchio, in modo che io possa continuare a guardare l’immagine: “Stai tranquilla, sono io!” … MAH!!!… Guardo anche Mente che sorride sotto ai baffi, che non ha. DISPETTOSA EH??? Mentre Anima si risiede, decido di spostare, con la mia immaginazione, lo specchio dietro ai tre; sembra tutto normale: Anima è davvero luminosa, si vede l’immagine di Lei riflessa e inoltre la luce che la circonda è di un coloro bianco, Spirito riflesso da dietro è rosso e si vede comunque la sua sagoma e lo stesso accade per Mente che riflette una luce azzurra.

Intanto da dietro le spalle e quindi dal sipario vedo prima con la coda dell’occhio un grigio che fa per arrampicarsi e poi girandomi ne vedo un altro… Anima che si era seduta, si rialza e li disintegra, sembra metta sopra la loro testa le sue mani e li riduce in una specie di gomma, come successe nel mio secondo SIMBAD. Sono esterrefatta!

A questo punto, dopo poco chiedo che il sipario venga alzato. Sembra non ci sia nessuno, ma mi avvio tra le sedie vuote e inizio a guardare dappertutto, è Anima che mi dice di osservare bene ed ecco che tra le sedie vedo svolazzare un altro lux: INCREDIBILE!!! Ma è più piccolo dell’altro e Anima appena lo vede lo attira a sé e lo fa entrare nel solito vaso di vetro e lo riduce in polvere. Decido di chiudere tutte le porte, anche quelle di emergenza con chiavi e chiavistelli interni, in modo che nessuno possa entrare. Ora che sono tranquilla e sicura, mi osservo attorno… Belle le poltroncine, sono rosse, proprio come a teatro e non c’è molta luce, ma sufficiente per osservarsi attorno.

Ritorno sul palco; ora posso concentrare l’attenzione verso il carabiniere. Gli dico di venire avanti, chiamandolo per nome e così lui viene. Gli chiedo cosa stesse facendo e risponde che era in servizio. Io allora, curiosa, gli chiedo: “Ma come funziona? Cioè, quando io creo questa stanza, tu come fai a sentirlo?”. Lui mi dice che lo sente, ma è una cosa che dura circa un secondo; cioè lui è lì nella mia stanza, ma tutto quello che succede lì dentro lui lo vive solo per un attimo, un secondo solo. Mentre quando mi rapiscono, lui vede e sente quello che accade in un paio di secondi, anche il dolore per lui è di una durata brevissima… Gli chiedo se lo sa che ormai lo abbiamo scoperto e lui inizia a diventare volgare e ad offendere e a me questa cosa non piace molto. Dico ad Anima che se vuole può intervenire; Lei si alza e fa per lanciargli addosso una scarica, ma d’un tratto la fermo, perché prima voglio fare una cosa; EH EH!! GLI CHIEDO IL CODICE PIN… NON SI SA MAI! E naturalmente lui è obbligato a dirmelo e così…!

Chiedo ad Anima di disintegrare il dispositivo di controllo nella sua testa e così con la mano gli lancia addosso una scarica energetica violentissima; intanto vedo che dalla sua testa esce questa cosa strana che assomiglia a una schedina molto molto piccola, sulla quale ci sono un paio di filamenti verdini. Non so da quale parte gli esca dalla testa, a me sembra esca da sinistra, ma non ne sono sicura. La schedina arriva tra le mie mani, nel frattempo lui è lì come immobile; i suoi occhi sono spalancati, anche se lo vedo da dietro, io lo so. Poi Anima termina; lui fatica a stare in piedi e Anima dice che ora non ci sente e vede poco. È traballante, sembra che ad ogni passo stia per cadere e esce. Anima si avvicina a me e mi chiede che cosa voglio farne del dispositivo. Io le dico che lo può disintegrare e così Lei con il dito destro lancia una scarica che lo distrugge, anche se questo è ancora tra le mie mani.

Sono finalmente felice e libera. Prendo una sedia e mi metto seduta vicino ad Anima leggermente di fronte, ma alla sua destra; mi rilasso.

Faccio alcune domande personali, che ora non sto a dirti. Anima mi dice che i dolori che ho, dipendevano da loro e che ora starò sicuramente molto meglio.

Mi dice che insieme a Lei, a Spirito e ad Anima capirò chi è buono e chi non lo è, chi è affidabile chi non lo è, che cosa è bene e che cosa non lo è. Per il resto lo capirò al momento opportuno. Mi dice anche che è importante essere uniti, giacchè se c’è unione tra loro è più comprensibile apprendere i messaggi che arrivano da Lei. Mi dice anche che è molto importante quello che fa Spirito giacché esso funge da mediatore tra Lei e mente.

 

Infine, facciamo la fusione davanti allo specchio… Sento un brivido sulla schiena e addirittura, mi sembra di respirare meglio.

 

A volte accade che i militari non riescano più a controllare gli addotti attraverso gli impianti nella testa per motivi x. In tal caso iniziano a controllarli attraverso chip inseriti nei telefonini. Aggeggi alquanto utili a tal scopo!!! Come facciano è abbastanza chiaro. Fermano il tempo, come fanno con i rapimenti, prendono il cellulare, inseriscono o modificano qualcosa e il gioco è fatto. Poi rimettono il telefono al suo posto e la vita ricomincia come se nulla fosse accaduto.

Quante volte, sia io che il mio compagno abbiamo dovuto subire abusi in tal senso accorgendoci di ciò che accadeva e cercando di liberarcene con solo l’atto di volontà!

Non è stato un gioco. E poi quando pensavamo di aver fatto tutto il necessario, mi accorsi che qualcos’altro non andava. Vi era un altro tipo di interferenza aliena, che anche se simile alle altre, risultava essere molto più potente e viscida. 

 

Ne ebbi la conferma dopo una sogno che feci una notte e che inviai al Dr. Malanga, il quale convalidò la mia supposizione. Qui il sogno:

 

 

Sogno della mattina del 2 febbraio 2009 :

Abito con i miei genitori in un albergo; mi sembra che siamo i proprietari o i custodi, non so. Il mio papà è Max (il mio compagno attuale), mentre la mia mamma non la conosco, tuttavia è davvero bella: i capelli sono tra il castano e il rossiccio, è magrolina, non molto alta. E’ proprio bella. Io dovrei avere circa 17-18 anni, il mio papà all’incirca 48 e mia madre sui 39-40.

Il pianterreno dell’albergo è meraviglioso. È colorato, le porte sono color oro, anche i pomelli. Le pareti credo verdi e noi abitiamo in un appartamento sempre al piano terra in fondo al corridoio.

Il sogno inizia così: ci stiamo preparando perché c’è una conferenza che sta per iniziare e tu sei il relatore e dobbiamo muoverci perché siamo in ritardo. Io devo asciugarmi i capelli; decido d’andare nel bagno che si trova nel corridoio; la spina del phon ha qualche problema, fatica ad entrare, nel frattempo entra anche una donna e così decido di andare a vedere la conferenza anche senza asciugarmi i capelli. Esco, vado ad appoggiare il phon in casa e proseguo con il mio papà verso la sala conferenza. Chiedo al papà chi è stato ad organizzarla e mi dice che è stato lui stesso. Nel sogno io sono addotta e pure la mia mamma, il mio papà no, ma è molto interessato all’argomento e molto preparato.

Non ricordo in quale momento del sogno, è successo che mi sono trovata con te che sistemavi le tue cose per la conferenza e con un altro ragazzo che voleva farti delle foto. In questa vita tale persona l’ho conosciuta tanti anni fa e si chiama Antonio, mentre in questa vita era Giuseppe. La cosa simpatica era che io gli ho detto che lo conoscevo, ma lì non sapevo in che modo lo conoscevo e lui mi confermava che invece non sapeva chi fossi.

Comunque… arrivati nella sala conferenza, vidi che la gente  che avrebbe assistito alla tua esposizione era moltissima. Ci saranno state sulle 80-100 persone. Vi erano anche alcuni amici, i quali qui non sono molto interessati alla questione, mentre lì lo erano e molto. Decidemmo, insieme al mio papà, alla mia mamma e ai nostri amici di sederci di fronte a te su un tavolo e su dei sgabelli alti che erano stati portati dentro, data la non disponibilità di sedere altrove. Intanto tu eri alle prese con video e fili elettrici del computer.

Ci sediamo, ma la mia mamma decide di non rimanere con noi, perché non sta molto bene e così se ne va. In questo momento succede una cosa strana: non sono più nella ragazza, ma inizio a vedere la scena in cui la mia mamma se ne va, dall’esterno. Vedo che mentre se ne sta andando verso l’appartamento arriva una specie di mostro che la fa svenire e che non la fa più parlare o meglio la donna apre la bocca per urlare ma nessuno la sente; sì perché l’essere, del quale io vedo solo la parte inferiore, la prende per la sciarpa che lei ha al collo e la porta via facendola strisciare a terra. Questo mostro ha le ginocchia, se così si possono chiamare, verso l’indietro e ha qualcosa di nero sopra a sé come un bavero; anche le sue zampe sono nere, come bruciate. La donna urla e le persone che sono lì, che lavorano presso la hall e presso il bar non la sentono. Essa cerca di dare un calcio, anche se è per terra ad un ragazzo che lavora lì dentro, lui lo sente, ma non capisce cosa possa essere e crede d’essere pazzo, così si gira e continua a fare il suo lavoro.

Nel frattempo, io ragazza, perché poi sono rientrata nel corpo, ho percepito cosa stava accadendo e così ho detto al mio papà che la mamma era stata presa. Il mio papà mi guarda un attimo sbigottito, dicendo: “Ma no, non può essere!” ma al contempo decidiamo di correre verso il corridoio. Per noi erano passato 5 minuti, ma per lei era passato molto di più. Di questo ne ero sicura, perché mentre ero ancora fuori dal corpo avevo visto dall’alto la donna con dei nani attorno a lei, e quella scena è durata un po’ di tempo.

Stavamo percorrendo il corridoio di corsa, tutte le porte che portavano da una zona all’altra erano chiuse, mentre prima noi le avevamo lasciate aperte. Sapevo che la mia mamma era in una camera sulla sinistra e infatti era lì, sdraiata su un divano, la stanza non era nemmeno nostra. Noi avevamo l’appartamento, non aveva senso che fosse lì. E lei ci sentì e si svegliò cadendo dal divano e in panico, piangeva, era disperata! E noi eravamo lì ad abbracciarla.

Anche in questo caso il torace doleva. Stetti fisicamente male tutto il giorno!

L’horus fu l’ultimo alieno che incontrai. La sua tattica era diversa da quella degli altri; sembrava che esso agisse da dietro le quinte. Bravissimo a mimetizzarsi, a farti sentire inutile e far apparire le altre persone come ostacoli.

La cosa strana era che nei simbad non appariva mai. E sapete perché? Perché era in grado di imbrogliare così bene le mie componenti, da riuscire a prendere il loro posto.

Per liberarmene completamente, insieme al mio compagno, decidemmo di provare a  fare un simbad guidato, nel quale esso mi avrebbe aiutato, appoggiandomi, rafforzandomi e consigliandomi alcune domande da fare. Fu davvero interessante. Anche se tale simbad era più somigliante ad uno psicodramma, fece il suo meraviglioso effetto! Poiché è molto lungo indico solo il link in cui lo si può leggere:

 http://frabuioeluce.myblog.it/files/Testi/Trascrizione%20Simbad%20Cate%20del%205-4-2009.doc

Da ottobre 2007 fino ad oggi, la mia vita è andata verso un miglioramento generale. Attraverso ancore e simbad sono riuscita a liberarmi dagli alieni e dai militari, ripulendo il mio corpo dai vari impianti, ma soprattutto acquisendo quotidianamente sempre più coscienza e consapevolezza, riuscendo a riconoscere la voce delle mie tre componenti (Anima, Spirito e Mente) e individuando invece gli attacchi delle entità aliene, che mai smetteranno di provarci.

Sono arrivata a 33 anni e sono stata relativamente veloce nella mia liberazione, ma ci sono persone che necessitano aiuto continuamente da chi come noi ha deciso di prendere la propria vita in mano e ripulirla da spazzatura varia. Queste persone siamo noi prima e dopo, esse sanno dov’è la corda su cui appendersi per risalire la montagna, ma non riescono a raggiungerla, vuoi per incapacità, vuoi per paura, vuoi per scelta; tuttavia a noi sta la forza di mostrarla loro, di provare almeno a lanciarla. La scelta di cosa farne però sta a chi è in pericolo.

Quelle che ho scritto sono solo una minima parte delle avventure da me vissute, ma credo sufficienti per coloro che hanno desiderio di libertà.

Caterina.

 

 

 

 

 

 

 

 

LA MIA STORIA CON GLI ALIENIultima modifica: 2009-12-23T13:03:00+00:00da cat-max
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11 pensieri su “LA MIA STORIA CON GLI ALIENI

  1. A bella so il grigio te ricorderai de me . Semo incontrati tempo fa mo te permetti di pubblicare ste cose . Cmq parte gli scherzi non dar retta a sti test sono fatti per confondere la gente te lo dice uno che se spacciato per addotto se fatto ipnotizzare a raccontato cazzate inventate e ci hanno creduto pure e sono gli stessi che mandano in rete sti test denominati TAV

    ER GRIGIO

  2. Ciao Manuel,
    per quanto riguarda questo sogno non ho approfondito con “ancore” (credo tu sappia di cosa sto parlando). Era già abbastanza chiaro così. Ho invece usato la tecnica delle ancore su altri sogni che ho fatto di seguito, che ritenevo meno chiari ed esaustivi.

    Ciao, Caterina.

  3. x ilgrigio
    Stai affermando che se tu ti travesti da Papa e qualcuno ti scambia per lui, significa che il Papa non esiste oppure quel qualcuno vuole far credere che non esista il Papa.
    Come metodo non è molto scientifico.
    Comunque noi non stiamo scherzando ed è bene per te che tu non abbia di questi problemi. Ti ricordi di quello che gridava “Al lupo al lupo”?

  4. Brava, brava Caterina!
    Tante avventure ti sono capitate! ma solo chi cerca trova sempre risposte alle proprie domande. Anche la nostra amicizia non è certo un caso, una pura coincidenza…
    …e sono ben lieta di far parte della tua esistenza terrena, che ti riserva sempre mille soprese. Un bacione grande Sabry

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